Agropoli, nuova sede per il giudice di pace

2 02 2012

Il Consiglio Comunale di Agropoli ha approvato, nel corso dell’ultima seduta, una delibera per evitare la soppressione della sede agropolese del Giudice di Pace. L’assise comunale, infatti, ha deciso di destinare i nuovi locali del secondo piano della palazzina polifunzionale di Via Pio X agli uffici del Giudice di Pace e di accollarsi le spese per il personale. L’iniziativa, voluta dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Franco Alfieri, è orientata a scongiurare la soppressione del presidio giudiziario agropolese. «Con tale atto – dice il sindaco Franco Alfieri – cerchiamo di salvare gli uffici del Giudice di Pace, un importante presidio di legalità sul nostro territorio, ed evitare alla nostra comunità di subire ulteriori mortificazioni».

«Riusciamo a fare tutto ciò grazie ad una oculata gestione del patrimonio comunale – spiega il primo cittadino agropolese – Con la costruzione della palazzina in Via Pio X siamo diventati proprietari di oltre 500 mq di locali comunali per un valore stimato di oltre 2 milioni di euro, in cambio della concessione di un’area tra Via Pio X e Via Colombo. Era già nostra intenzione trasferirvi gli uffici del Giudice di Pace. Ora la nostra volontà diventa necessità dopo la prevista soppressione dei Giudici di Pace che non hanno sede presso i Tribunali». Già nei mesi scorsi la Dottoressa Elisabetta Garzo, Presidente del Tribunale di Vallo della Lucania, aveva fatto un sopralluogo presso i locali della palazzina polifunzionale.

 

 

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Capaccio; anziani abbandonati e maltrattati, Carabinieri del Nas sequestrano ospizio

17 03 2010

Una casa per anziani è stata sequestrata dai NAS perché non aveva le strutture adatte per assicurare un’assistenza continua ai suoi ospiti. I militari hanno inoltre trovato anche alcuni farmaci scaduti.

La chiusura della struttura è arrivata in seguito all’accoglimento della richiesta di sequestro avanzata dal pubblico ministero di Salerno da parte del gip del Tribunale salernitano. Al momento del sequestro, all’ interno della struttura si trovavano 28 assistiti, tutti trasferiti in altre strutture della provincia.

All’origine della decisione, la presenza di quindici pazienti non autosufficienti, in un centro riservato esclusivamente ad anziani autosufficienti.

Oltre ai reati ipotizzati è stato indagato anche un infermiere, che al momento del blitz dei Nas, il 14 febbraio scorso, ricopriva abusivamente la professione infermieristica, poiché interdetto temporaneamente nella sua funzione dal Tribunale di Vallo della Lucania.





Agropoli; truffa su Ebay, arrestato 42 enne dai Carabinieri

16 03 2010

I Carabinieri di Agropoli hanno arrestato un 42enne su ordine del Tribunale di Voghera con l’accusa di truffa continuata. Secondo gli inquirenti, l’uomo avrebbe truffato numerosi ignari acquirenti e venditori utilizzando eBay, il sito dedicato all’acquisto e la vendita online.

Le indagini sono cominciate un anno fa, in seguito alle prime segnalazioni da parte di alcuni truffati.





Vallo della Lucania; arrestato ex direttore poste frazione “Massa”, aveva raggirato risparmiatori

26 10 2009

Le indagini dei Carabinieri dell’Aliquota Operativa del NOR della Compagnia di Vallo dela Lucania, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale dello stesso centro nella persona del Dott. Renato MARTUSCELLI, sono iniziate dalle “dicerie” della gente.

Nessuna denuncia era stata fatta, ma era comunque arrivato all’orecchio dei Carabinieri e della Procura, nel mese di luglio scorso, che qualcosa non quadrava nell’ufficio postale della frazione “Massa” di Vallo della Lucania.

Troppe persone che chiedevano al direttore chiarimenti circa i loro depositi venivano rimandate ad altra data per i motivi più disparati, asseritamente per colpa del non funzionamento delle apparecchiature o per impegni urgenti.

Le indagini subito avviate hanno consentito agli inquirenti di accertare che il vero motivo dei rinvii ai controlli richiesti dai possessori di libretti postali o buoni erano dovuti al fatto che la somma reale era di molto inferiore a quella riportata sui titoli in questione per via di “prelievi” non autorizzati effettuati dal direttore all’insaputa dei creditori.

La somma sottratta, fino ad oggi accertata, si aggira intorno ai settecentomila euro, a scapito di circa trenta persone che avevano rapporti con il predetto ufficio postale.

Le poste italiane hanno licenziato il dipendente ed i carabinieri lo hanno arrestato per peculato e falso documentale e condotto presso la Casa Cicondariale di Vallo della Lucania a disposizione dell’A.G. mandante.

Si cerca ora di capire che fine abbiano fatto i soldi ed il motivo reale del comportamento dell’ex direttore che ha tradito tanta gente che si fidava di lui affidandogli i propri risparmi.

fonte www.salernonotizie.it





Operazione “DOPPIO SCACCO”Dure condanne al clan della droga

21 02 2009

ELISABETTA MANGANIELLO Agropoli. Condanne pesantissime per le due bande di pusher che si contendevano il mercato della cocaina tra Agropoli e Capaccio. Ieri presso il tribunale di Vallo sono stati giudicati con rito abbreviato 7 imputati, che hanno ricevuto condanne fino a 9 anni tranne Angelo Comite, assolto. Erano stati arrestati esattamente un anno fa nell’ambito dell’inchiesta “Doppio scacco”, condotta dall’allora procuratore Alfredo Greco, che decapitò il mercato dello spaccio tra alto Cilento e piana del Sele, con l’intervento operativo della guardia di finanza del comando generale di Salerno e della compagnia di Agropoli. E ieri il giudice Nicola Marrone, vista la gravità degli addebiti, in quasi tutti i casi ha applicato pene più severe di quelle richieste dallo stesso pm Katia Cardillo. La condanna più pesante è per Salvatore Gallo, detto “John Wayne”, di Torre Annunziata, condannato a 9 anni di reclusione e 27mila euro di multa (legali Giuseppe della Monica e Luca Vollaro). Era il fornitore di coca e di hascisc di una delle bande rivali che si contendevano lo spaccio. Avevano a capo, rispettivamente, Luigi Ciao o “Gigi”, cui sono andati 8 anni e 40mila euro di multa (legali Gaetano Brescia e Lorenzo Margiotta), e Alessandro Romano, chiamato pure come “il ricotta” o “il figlio del mago”, condannato a 8 anni e 26mila euro multa (legale Luigi Spadafora). Una pena inferiore, alla luce del ruolo marginale ricoperto nella vicenda, è stata prevista per Filomena Lembo, condannata a anni 3 e 12mila euro multa (legale Carmine Infante). Fidanzata di Romano, a casa sua i finanzieri trovarono 814 grammi di coca. La stessa condanna è andata a Carmela Miglino (legale Massimo Ancarola), che fornì coca a Ciao. Per Giuseppe Mastrogiovanni, anche noto come “Peppe u’ big”, un anno e 30mila euro di multa (legale Michele Dolce). Deteneva coca a fini di spaccio e gettò la droga dal finestrino dell’auto nei pressi di una discoteca, prima di un controllo delle forze dell’ordine. Angelo Comite, invece, è stato assolto perché il fatto non sussiste. I grammi di coca rinvenuti in suo possesso sono stati ritenuti probabilmente di uso personale. Dopo l’udienza di ieri il giudice Nicola Marrone ha reso noto il dispositivo mentre si è riservato di depositare la motivazione nei 90 giorni canonici. Queste condanne seguono quelle già emesse lo scorso 9 gennaio, quando con rito abbreviato furono condannati Gennaro Gallo a 2 anni di reclusione, Ciro Gallotti a 2 anni e 8 mesi, Carmine Comite a 6 anni, Luca Esposito a 5 anni e Francesco Boccino a 3 anni. Due degli indagati chiesero il patteggiamento giá durante le indagini preliminari: sono Pietro Lembo, condannato a 9 mesi e 15 giorni di detenzione e Salvatore Avella, condannato a un anno e 2 mesi, entrambi con pena sospesa. Ha chiesto il rito ordinario Pasquale Volpe, mentre Luigi Rizzo lo scorso dicembre è stato prosciolto. L’operazione “Doppio scacco”, proprio un anno fa, vide l’esecuzione di 10 arresti, di cui uno in flagranza, e di 27 perquisizioni domiciliari. Partì dalle rilevazioni fatte da un barbiere alle fiamme gialle che gli avevano sequestrato una dose di coca. Dall’inchiesta emersero anche richieste di prestazioni sessuali ad una donna del posto, M., in cambio di droga. Venne alla luce il sistema degli squilli di telefonino, inventato dai pusher per comunicare con gli acquirenti evitando di dire cose compromettenti. E la lotta tra le due bande rivali, sfociata nella denuncia del concorrente alla guardia di finanza.

fonte  http://sfoglia.ilmattino.it





AGROPOLI: Il Tar affonda il piano regolatore

20 02 2009

SABATO LEO Agropoli. Il Piano regolatore generale é stato bocciato dal Tribunale amministrativo regionale. Tutto da rifare, quindi. Sono due le sentenze che, accogliendo i ricorsi del costruttore Silvio Russo e di Stefano Gallo, hanno dato l’altolà allo strumento urbanistico riadottato il 18 ottobre del 2006 (deliberato numero 87). Uno solo il motivo assorbente che il Tribunale ha ritenuto fondato: la delibera di adozione del PRG é di competenza della giunta invece che del consiglio comunale e l’adozione deve seguire, invece che precedere, come avvenuto nel caso de quo, l’esame delle osservazioni. A stabilirlo é la legge urbanistica della Regione (numero 16/2004) che ha modificato la stessa denominazione della pianificazione a livello comunale, facendo uso dell’acronimo Puc invece che di Prg. Il Tar ha ritenuto applicabile la legge di quattro anni fa e non quella del 1982. ”La delibera di gravame andava collocata nell’alveo procedimentale disegnato dal più recente legislatore regionale in ragione della data cui essa risale, successiva all’entrata in vigore della legge n.16/04”, ha sentenziato il collegio giudicante. Doveva essere applicato, cioè, il paradigma procedimentale della normativa del 2004 e non quella del 1982. Il motivo? Il deliberato messo sotto accusa n.87 (all’epoca il Comune era guidato dal sindaco diessino Antonio Domini) ha ”natura sostanziale di nuova adozione del piano urbanistico comunale”, in quanto aveva accolto alcune osservazioni presentate da associazioni e privati. Di conseguenza, il PRG veniva rimodulato, approvando anche alcune modificazioni alle norme di attuazione. Il ricorrente Stefano Gallo, proprietario di un vasto appezzamento di terreno, ricompreso in zona G3 del vecchio Programma di Fabbricazione, aveva ottenuto nel 2001 da un commissario ad acta della Provincia l’approvazione di un piano di lottizzazione per realizzare un complesso turistico-recettizio e nel 2002 aveva anche stipulato la prescritta convenzione. Con la pubblicazione, poi, sul Burc (Bollettino ufficiale regione Campania) del relativo avviso di deposito, il Piano di lottizzazione era divenuto esecutivo. A Silvio Russo il Comune aveva rifiutato il ”permesso di costruire” per l’edificazione di un fabbricato a destinazione commerciale, civile abitazione e parcheggio interrato. Il suolo, ricompreso in zona edificabile (B1 del PdF), era stato destinato dal PRG in zona B12 (zona satura recente) e, quindi, inedificabile. I due ricorsi, predisposti dall’avvocato Antonello Scuderi, presentati il 30 dicembre del 2007, sono stati discussi nell’udienza che il Tar ha tenuto lo scorso 8 gennaio. Meno di un mese dopo il deposito delle due sentenze. Il Comune, guidato dal sindaco Franco Alfieri, ha già deciso di impugnare, tramite l’avvocato Lorenzo Lentini, in Consiglio di Stato (Giudice amministrativo di appello) i clamorosi, sfavorevoli verdetti.

fonte http://sfoglia.ilmattino.it





VALLO DELLA LUCANIA, CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE IL VESCOVO FAVALE

7 02 2009

Condannato per diffamazione il vescovo di Vallo della Lucania,in provincia di Salerno, nel Cilento, Giuseppe Rocco Favale. La quinta sezione del tribunale di Napoli ha condannato il sacerdote al pagamento di una multa, con pena sospesa, di 600 euro per il reato di diffamazione. All´origine della sentenza, una lettera aperta pubblicata nel luglio del 2005 e indirizzata tra l´altro ai fedeli della diocesi nella quale il vescovo vallese accusava alcuni magistrati e tra questi il presidente del tribunale di Vallo della Lucania, Claudio Tringali, di accanimento nei suoi confronti. Favale fece affiggere dinanzi alle chiese anche un manifesto che rilanciava il testo della sua lettera aperta ai fedeli. Al centro della vicenda, le indagini del tribunale vallese su presunte irregolarità nell´uso dei fondi per la ristrutturazione di un convento francescano a Centola-Palinuro che vedevano Favale accusato di abuso di ufficio e falso. Nella lettera, il vescovo, in seguito assolto per non aver commesso il fatto, rilanciava ipotesi di «manovra orchestrata di origine ideologica» e «uso strumentale e arbitrario del potere giudiziario». Da qui la querela per diffamazione presentata dal giudice Tringali e la condanna della quinta sezione del tribunale di Napoli. La vicenda scaturisce dai lavori di restauro all´antico convento di San Francesco di Centola, danneggiato dal sisma del 1980 e oggetto di contributi statali nei primi anni ‘90. In seguito alle denunce da parte di un cittadino del posto venne aperto un processo contro il vescovo Favale, il sindaco di Centola Romano Speranza e l´architetto Maria Maddalena Cantisani che aveva redatto il progetto di ristrutturazione. Secondo l´accusa le volumetrie sarebbero state gonfiate e sarebbe stato stravolto l´originario impianto architettonico della struttura per potere usufruire dei contributi della legge 219 sulla ricostruzione. Poi l´assoluzione di tutti gli imputati. Pagamento di una multa Il presule è stato condannato al pagamento di una multa, con pesa sospesa, di 600 euro Monsignore Il vescovo diVallo della Lucania Rocco Favale

fonte www.positanonews.it





AGROPOLI: Uccisero il benzinaio, pene ridotte in appello

4 02 2009

ELISABETTA MANGANIELLO Agropoli. In primo grado erano stati condannati, con rito abbreviato, dal gip del tribunale di Vallo a 18 e 16 anni di reclusione per omicidio volontario, ieri la corte di assise di appello di Salerno ha confermato la condanna riducendo leggermente le pene ai tre giovani che il 7 luglio 2007 uccisero, nel corso di una rapina, il benzinaio Davide Pecora di Agropoli. A Pasquale Giordano i 18 anni del primo grado sono stati ridotti a 16 anni e 8 mesi, Maurizio Corradino da 16 anni è passato a 15, Antonio De Rosa da 16 a 14 anni e 8 mesi. La pronuncia è stata emessa ieri dalla corte di assise di appello presieduta da Caputo, con il consigliere a latere Palumbo. Il procuratore generale Primicerio aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado. I reati ascritti ai ragazzi sono l’omicidio volontario a seguito di tentativo di rapina, nonché porto e detenzione di fucile non dichiarato. Amaro il commento dei familiari del benzinaio ucciso. «Non è un anno in più o in meno che ci sarà la pace – spiega il genero di Pecora, Giovanni Palumbo – Le condanne di primo grado le ritenevamo troppo miti, ma temevamo che le pene potessero essere ridotte di più. Rispetto il dolore dei genitori dei tre ragazzi, ma loro i figli tra qualche anno usciranno di carcere, noi invece Davide non lo rivedremo più e ci chiederemo sempre perché è successo quello che è successo». Non nascondono la loro delusione invece i familiari dei giovani che speravano in una riduzione maggiore. «Proviamo una profonda delusione per una sentenza che, pur confermando l’esclusione della volontà omicidiaria e pur riconoscendo i presupposti della concessione delle attenuanti generiche, mantiene elevata una pena che ostacolerà il recupero sociale del giovane incensurato De Rosa», dice il legale Arnaldo Franco, che rappresenta il più piccolo dei tre, all’epoca dei fatti diciannovenne. Nel collegio difensivo anche Massimiliano Forte e Annalisa Califano per Corradino e Carmine Giovine per Giordano. «La riduzione è stata operata dalla corte di assise di appello per un errore nella sentenza di primo grado – spiega invece Giovine – Pur avendo concesso le attenuanti generiche, il primo giudice non aveva applicato la riduzione di pena. Il fatto oggettivamente è grave e ha provocato la morte di una persona innocente, per cui va il mio cordoglio ai familiari della vittima, ma ha anche distrutto la vita a tre giovani che all’epoca non avevano superato i 21 anni e agirono con inesperienza e improvvisazione. Lo stesso colpo partì in modo accidentale».

fonte http://sfoglia.ilmattino.it





Agropoli: operazione “Doppio scacco”, sì all’abbreviato

29 01 2009

Agropoli. Saranno giudicati con il rito abbreviato gli indagati arrestati nell’ambito dell’inchiesta “Doppio scacco”,che avevano chiesto il patteggiamento rigettato dal gip Antonella La Riccia. Lo ha deciso il giudice Nicola Marrone nel corso dell’udienza tenutasi lunedì presso il tribunale di Vallo della Lucania. La prossima udienza, durante la quale saranno emesse le sentenze, si svolgerá il 20 febbraio. Compariranno davanti al giudice, per essere giudicati con rito abbreviato, Filomena Lembo, Alessandro Romano, Carmela Miglino, Luigi Ciao, Gennaro Gallo, Giuseppe Mastrogiovanni, Angelo Comite. • Gli indagati sono tutti in carcere tranne Filomena Lembo, assistita dall’avvocato Carmine Infante, fidanzata di Romano (nella cui abitazione le fiamme gialle di Agropoli rinvennero 800 grammi di cocaina pura), Carmela Miglino, entrambe ai domiciliari, e Angelo Comite. • I patteggiamenti sono stati rifiutati in quanto il giudice La Riccia ha ritenuto le pene non congrue per la gravitá del fatto. Le prossime condanne faranno seguito a quelle emesse lo scorso 9 gennaio quando davanti al gip comparirono coloro che avevano chiesto il rito abbreviato: Gennaro Gallo condannato a due anni di reclusione, Ciro Gallotti condannato a due anni e otto mesi, Carmine Comite condannato a sei anni, Luca Esposito condannato a 5 anni e Francesco Boccino condannato e tre anni. • Due degli indagati, giá nella fase delle indagini preliminari, avevano chiesto il patteggiamento: Pietro Lembo, condannato a 9 mesi e 15 giorni di detenzione (pena sospesa), e Salvatore Avella, condannatoa un anno e 2 mesi (pena sospesa). Hanno chiesto il rito ordinario Pasquale Volpe, rinviato a giudizio comparirá davanti al gip il prossimo aprile, e Luigi Rizzo che lo scorso dicembre è stato prosciolto dalle accuse. • L’operazione, effettuata dalla guardia di finanza di Agropoli, diretta dal capitano Salvatore Perrotta, lo scorsofebbraio portò all’esecuzione di 10 arresti, di cui uno in flagranza, e 27 perquisizioni domiciliari. • L’attivitá investigativa condotta dalle fiamme gialle, sotto la direzione della procura vallese, ha consentito di sgominare due gruppi di pusher, che facevano capo l’uno a Luigi Ciao, l’altro a Alessandro Romano che si contendevano la piazza smerciando soprattutto cocaina tra Agropoli e Capaccio. • L’inchiesta “Scacco matto” è partita nel 2006 dopo un modesto sequestro di cocaina, circa 5 grammi, eseguito dalla finanza all’interno di un salone di barbiere di Agropoli. • Nell’inchiesta grande rilevanza probatoria hanno avuto le intercettazioni telefoniche, dove gli interlocutori utilizzavano un linguaggio criptato, e quelle ambientali. Angela Sabetta

fonte http://ricerca.gelocal.it




Teggiano; violenza sessuale su bimba di 10 anni, arrestato insegnate di musica

19 01 2009

Un professore di musica 41enne di Teggiano è stato arrestato stamani dai Carabinieri di Sala Consilina per violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti di tre minori di 10 anni. L’ordinanza di carcerazione è stata emessa dal gip del Tribunale di Sala Consilina, Luciano di Transo, su richiesta del pm Amato Barile. Le indagini sono partite dalla denuncia di uno dei genitori delle bambine che ha riferito delle violenze subite dalla figlia al termine delle lezioni di musica in una scuola privata di Teggiano. I fatti si sarebbero verificati dal 2004 al 2008.

fonte www.salernonotizie.it








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