Drammatico suicidio a Battipaglia nel pomeriggio di oggi. Un ragazzina di sedici anni, nella centralissima via Monfalcone, si è lanciata dal balcone di casa, al secondo piano di un palazzo.
Immediatamente soccorsa dai familiari è deceduta subito dopo il ricovero in ospedale. Sulla dinamica dell’evento e sulle motivazioni del gesto indagano i Carabinieri di Battipaglia.
fonte www.salernonotizie.it
Ludovica ai genitori: scusatemi, vi ho deluso
PAOLO GIOVANNI PANARO Battipaglia. «Ma che fai, fermati….». Le grida lancinanti della dirimpettaia non fermano Ludovica. Che replica, poco prima di lanciarsi nel vuoto: «La mia vita finisce qui». Si lancia dal balcone della sua stanza e muore poco dopo in ospedale. Ludovica Trippa, di appena 16 anni, si è suicidata ieri pomeriggio gettandosi nel vuoto nel cortiletto della sua abitazione. Un volo di almeno dieci metri e lo schianto sul marciapiede non hanno lasciato scampo alla ragazza. La vicina che per caso è affacciata al balcon mentre Ludovica stava per lanciarsi urla sperando di fermarla. «Ludovica fermati. Non lo fare. Ludovica calmati». Determinata la ragazza si sporge sulla ringhiera e dice: «La mia vita finisce qui». Attimi di paura e commozione in via Monfalcone, nel cuore della città, dove Ludovica abitava con il padre Francesco Trippa, architetto che in passato ha anche prestato servizio per il Comune di Battipaglia, la mamma Fiorina e il fratellino di dodici anni. Una famiglia modello conosciuta e stimata da tutti piombata all’improvviso nel baratro del dolore inspiegabile. Ieri Ludovica non è andata a scuola, frequentava la terza E del Liceo Scientifico “Enrico Medi”. A pranzo il papà l’ha rimproverata come forse avrebbe fatto qualsiasi genitore esortandola a non fare assenze e null’altro proprio mentre in tutta Italia si susseguono scioperi e occupazioni nelle scuole. Ludovica, una ragazza semplice, senza grilli per la testa e con buoni profitti scolastici ha terminato il pranzo si è chiusa nella sua camera e dopo aver scritto qualche riga ai genitori ha aperto la finestra e si è lanciata nel vuoto. «Scusatemi se vi ho deluso». Scrive ai genitori la ragazza che presa da un momento di disperazione l’ha fatta finita. Un pomeriggio maledetto. Nessuno sente le grida della vicina che continua ad esortare Ludovica a fermarsi, a non gettarsi dal balcone. Papà Franco è al piano di sotto nel suo studio e mamma Fiorina in cucina a lavare le stoviglie. L’allarme scatta immediatamente. In via Molfacone verso le 14 giungono un’ambulanza e le pattuglie dei carabinieri della compagnia di Battipaglia, agli ordini del capitano Giuseppe Costa. Ludovica è riversa sul marciapiedi in una pozza di sangue con il cranio fracassato. L’urto è troppo violento. La ragazza viene soccorsa e trasportata con un’ambulanza in ospedale dove qualche minuto dopo è deceduta. In via Monfalcone cala il silenzio. Per strada si radunano tutti gli abitanti e i conoscenti della giovane, di papà Franco e mamma Fiorina. Tutti addolorati e sconcertati. Mentre i carabinieri effettuano i rilievi di routine dinanzi l’abitazione di Ludovica giungono i suoi amici e qualche compagno di scuola. Non sanno ancora che Ludovica non ce l’ha fatta. Visi addolorati e lacrime anche dinanzi il pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria della Speranza dove nel frattempo sono giunti i compagni di scuola della ragazza. Dell’episodio è stata informata la procura della Repubblica di Salerno. Oggi i funerali.
Mannese: «L’insondabile silenzio dei volti giovani»
«In realtà il suicidio è certamente un atto estremo che ha radici profonde in un percorso di sofferenza – afferma Emiliana Mannese, docente di pedagogia clinica generale e sociale dell’Università degli studi di Salerno – che il soggetto ha introiettato nella sua stessa percezione di essere al mondo. E’ lo stesso valore della vita che viene ad essere modificato. La vita vissuta non è considerata più come valore massimo che il soggetto deve difendere ma viene percepita come un peso che da sofferenza, come un disvalore, come uno strumento in negativo». Qual’è il disagio che vivono questi adolescenti? «Il disagio è profondo ed è di natura affettiva e di “inadeguatezza” generale è come se il soggetto non riuscisse più a contenere le sue emozioni e la possibilità di vivere una vita “adeguata” anche alle richieste di standard sociali sempre più elevati». Come si può bloccare questo fenomeno? «In realtà è complicatissimo poter osservare l’inconscio profondo di ognuno di noi. Però potrebbe essere possibile ascoltare il non detto dei nostri ragaazzi, osservando il disagio esistenziale che potrebbero manifestare nell’interfacciarsi con il gruppo dei pari nella capacità di agire in maniera affettiva anche all’interno delle famiglie e valutare il contesto relazionale nel quale vivono». gp.pa.
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Don Sparano: «Dolore acuto nessun giudizio ma pietà»
Battipaglia. «Non dobbiamo e non possiamo giudicare una tragedia così immane». Parla don Fernando Sparano, parroco della chiesa San Bartolomeo di Eboli m anche uno dei più apprezzati psicologi nel mondo ecclesiale. Mancano pochi minuti alle 18 e don Fernando si sta preparando alla celebrazione della messa vespertina. «L’opinione pubblica è sconcertata da questi fatti di cronaca e spesso si va alla ricerca dei motivi che oggi giorno purtroppo – dice don Fernando Sparano – inducono gli adolescenti ad estremi gesti. A volte basta poco per superare la flebile linea della ragione». Purtroppo, in tutta la penisola negli ultimi anni i suicidi di adolescenti, in apparenza per motivi banali, sono in vertiginoso aumento. «A volte un semplice rimprovero – continua don Fernando Sparano – può rappresentare la goccia che fa traboccare il vaso e scatenare reazioni sopite nel nostro inconscio». A Battipaglia sinora episodi del genere non si erano ancora verificati. Appena quattro giorno fa un 40enne si è sparato tentando di suicidarsi e alcuni mesi fa un’infermiera ha prima tentato di uccidere i figli e, poi, di suicidarsi e furono salvati dai vicini., gp.pa.
fonte www.ilmattino.it