Emergenza Idrica: by pass di 3,8 km per superare crisi idrica, si torna alla normalità il 23 dicembre

Martedì il Consiglio dei ministri dichiarerà lo stato d’emergenza che consentirà di predisporre gli interventi per riparare l’acquedotto del Sele, danneggiato dall’ondata di maltempo che ha colpito la provincia di Salerno.

Lo ha detto il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso nel corso della riunione all’aeroporto di Pontecagnano con i sindaci dei Comuni colpiti dalle piogge.

L’obiettivo, ha spiegato Bertolaso, è quello di realizzare bypass che consenta di superare il punto dell’acquedotto che si é rotto e fare in modo che le 500 mila persone attualmente senza acqua potabile possano riaverla nelle loro abitazioni entro Natale, si parla del 23 dicembre come data del possibile ritorno alla normalità. Nel frattempo l’erogazione dell’acqua sarà garantita attraverso le autobotti.

Con la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Consiglio dei ministri verrà anche quantificata l’entità degli stanziamenti che serviranno per realizzare il bypass dell’acquedotto e già mercoledì si potrà fare la conferenza dei servizi che consentirà di avviare i lavori che, dunque, dovrebbero iniziare entro una settimana.

Ai sindaci Bertolaso ha ricordato anche che verrà predisposto un pacchetto di interventi che spetteranno a Provincia e Regione per il ristoro dei danni subiti dagli agricoltori e dalle aziende del territorio.

Diciotto mezzi dei vigili del fuoco sono già al lavoro proprio per questo scopo e nei prossimi giorni ne arriveranno altri. Della necessità di fare presto è convito anche il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca.

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500 mila senz’acqua: allarme Sindaci. In molti Comuni Scuole CHIUSE

I lavori per il ripristino della rete saranno lunghi e complessi. Il maltempo ha fatto danni notevoli sulle condotte dell’acquedotto del Sele e così quattordici comuni della provincia di Salerno rischiano di rimanere a secco a lungo. Secondo una prima stima occorreranno tra i 20 ed i 30 giorni per ultimare le opere di ripristino, e risorse per almeno 5-6 milioni di euro; i danni riguardano infatti ben tre chilometri di condotte.

Circa 500mila le persone residenti nell’area dell’emergenza: già da stasera è cominciata la corsa all’acquisto della minerale, con le volanti della polizia intervenute per tenere la situazione sotto controllo. Alcuni dei comuni interessati sono della piana del Sele, altri del Cilento.

Anche il capoluogo è interessato a questa emergenza con i quartieri della zona orientale. L’elenco è lungo. E così, oltre che in alcune aree di Salerno, l’acqua mancherà anche a Eboli, Battipaglia, Bellizzi, Montecorvigno Pugliano, Pontecagnano-Faiano, Campagna, Serre, Albanella, Ogliastro Cilento, Cicerale, Agropoli, Castellabate e Montecorice.

Una situazione che ha ha fatto scattare l’allarme tra i sindaci. Il sindaco di Pontecagnano – Faiano ha deciso la sospensione delle attività didattiche fino a sabato prossimo nel solo territorio di Pontecagnano. A Faiano non si registrano disagi.

Anche il sindaco di Battipaglia ha sospeso le lezioni nelle scuole del centro della Piana del Sele fino alla giornata di giovedì, mentre ha assicurato l’erogazione idrica per tre ore a partire dalla giornata di domani.

Scuole chiuse fino a venerdì a Eboli, dove il primo cittadino ha emesso una ordinanza dove si ricorda alla cittadinanza che l’acqua sarà erogata soltanto per tre ore al giorno a partire dalle 6 di domani sino alle ore 9.

In Prefettura si è tenuto un primo vertice per decidere le misure per fronteggiare l’emergenza. All’incontro hanno partecipato il prefetto, Sabatino Marchione, il presidente della Provincia Edmondo Cirielli, il questore, i comandanti provinciali di Carabinieri, Guardia di Finanza, Capitaneria di Porto-Guardia Costiera, i sindaci dei comuni interessati interessati e i rappresentanti del servizio 118.

“Abbiamo fatto il punto della situazione - ha spiegato l’assessore provinciale alla Protezione civile, Antonio Fasolino - alla fine si è concordato che per garantire alle popolazioni la fornitura idrica, bisognerà solo approvvigionare i serbatoi dai quali avviene la distribuzione ai comuni.

Giovedì mattina - ha proseguito Fasolino - avremo un altro incontro in prefettura per definire tecnicamente gli interventi da attuare”. Dal presidente della Provincia, Edmondo Cirielli, un appello al Governo: “E’ un vero e proprio disastro. Le prime stime parlano di diverse decine di milioni di euro di danni al comparto agricolo, oltre cinque milioni per l’acquedotto del basso Sele, diversi milioni per ospitare gli sfollati e approvvigionare di acqua potabile le zone a secco. Dall’esecutivo servono risposte concrete in tempi brevi”.
Fonte ANSA

 

Salernitano, maltempo: esondano tre fiumi Danni e 1000 evacuati

Salerno - Ancora forti disagi dovuti alla violenta ondata di maltempo. A essere colpito questa volta è il Salernitano, dove l’esondazione del fiume Tanagro sta creando gravi problemi. Il Vallo di Diano, vasto comprensorio a sud di Salerno, si è trasformato in una sorta di grande lago, moltissimi fabbricati sono allagati così come le campagne comprese tra i territori comunali di Sala Consilina, Teggiano e San Rufo.

Evacuazione In un primo momento tre persone, tra cui un uomo a Ponte Rizzo e due soccorritori. risultavano disperse. Per fortuna, sono state ritrovate e stanno bene. A Sala Consilina sei famiglie sono state salvate dopo che erano rimaste bloccate nelle proprie abitazioni invase da fango e detriti. Tutte le strade interpoderali sono impercorribili e la statale 19 in diversi punti è invasa dal fango. L’Anas sta provvedendo al lavaggio del fondo stradale. Interrotta anche la provinciale 39 compresa tra i territori comunali di Teggiano e San Pietro al Tanagro. Allagamenti anche sulla A3.Danni ambientali Numerosi animali vagano per le campagne dopo essere fuggiti dalle stalle tutte allagate. Ingenti i danni alle colture agricole delle zone colpite che sono andate completamente distrutte. Intanto il maltempo non si placa. Continua a piovere e persistono su tutto il comprensorio forti raffiche di vento che stanno continuando ad abbattere alberi.

Emergenza Sempre nel Salernitano,circa 500 persone sono state evacuate per precazione dalle loro abitazioni nelle località Trentalone di Gromola e Ciurnito del comune di Capaccio-Paestum, a causa dello straripamento del fiume Sele in almeno tre punti. La furia dell’acqua ha invaso colture e i piani bassi delle abitazioni. Sul posto i vigili del fuoco del comando provinciale di Salerno, la Protezione Civile e gli operai del consorzio sinistra Sele.L’allarme “La situazione è grave e il pericolo non è ancora scongiurato”. Così il sindaco di Capaccio-Paestum, Pasquale Marino.
“Stiamo monitorando attentamente il livello del Sele – ha aggiunto il sindaco- sono contento perché lo sgombero delle famiglie di ieri sera, prima dello straripamento del Sele, ha evitato una tragedia, d’altro canto, i danni sono ingentissimi e chiederemo lo stato di calamità naturale”.

Esondazioni Nell’agro sarnese nocerino, il torrente Solofrana, che affluisce nel fiume Sarno a Pagani, ha rotto gli argini. Gravi i disagi e numerose le famiglie fatte sgomberare. Lo stesso fiume Sarno è straripato con cedimento degli argini in località Loreto Ortolonga. Centinaia gli interventi dei vigili del fuoco. A Ponte Barizzo, nel comune di Eboli, numerose persone sono state soccorse dai vigili del fuoco con l’utilizzo di mezzi anfibi. A Ponte Barizzo, a Capaccio, tre persone sono rimaste aggrappate a un tronco di albero per evitare di venire trasportati dalla corrente del fiume. Sono state raggiunte dai soccorritori e imbragati per essere portati sulla riva. Mentre un uomo, Elio Mottola, il quale era finito in acqua nel tentativo di salvare alcuni animali finiti nel Sele, è ricoverato all’ospedale di Agropoli per ipotermia, ma le sue condizioni non destano preoccupazione. A Sarno e Siano permane lo stato di preallarme scattato nel pomeriggio di ieri.

Il commento di Bertolaso Il capo della protezione civile Guido Bertolaso ha fatto il punto sui danni provocati dal maltempo durante il suo intervento alla Camera. “In questo momento risultano evacuate a scopo precauzionale circa mille persone nel Salernitano – ha detto Bertolaso -, ma la situazione più preoccupante è quella dell’acquedotto del Sele, danneggiato seriamente”. “Pensiamo che per circa 30 giorni, lavorando per 24 ore al giorno – ha concluso il capo della Protezione Civile – sarà necessario fornire acqua potabile in maniera diversa a circa 500mila persone di Salerno e della provincia”.

Terremoto nel salernitano, scossa di 2,2 gradi della scala Richter, nessun danno

Una scossa di terremoto di 2,2 gradi di magnitudo della scala richter è stata individuata in Campania, nel distretto sismico della Costa campana meridionale. La scossa di terremoto è stata registrata dall’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia alle 16.02. L’epicentro del terremoto è stato localizzato a 2,6 chilometri di profondità.

La scossa sismica e’ stata lievemente avvertita dalla popolazione. Le localita’ prossime all’epicentro sono Capaccio, Trentinara e Albanella.

Dalle verifiche effettuate dalla sala situazione Italia del dipartimento della Protezione civile, non risultano al momento danni a persone o cose.

L’ELENCO COMPLETO DEI COMUNI IN CUI E’ STATO AVVERTITO IL TERREMOTO NEL SALERNITANO

Comuni entro i 10Km
AGROPOLI (SA)
CAPACCIO (SA)
GIUNGANO (SA)
OGLIASTRO CILENTO (SA)
TRENTINARA (SA)

Comuni tra 10 e 20km
ALBANELLA (SA)
ALTAVILLA SILENTINA (SA)
BATTIPAGLIA (SA)
CASTELLABATE (SA)
CICERALE (SA)
CONTRONE (SA)
EBOLI (SA)
LAUREANA CILENTO (SA)
LUSTRA (SA)
MONTEFORTE CILENTO (SA)
PERDIFUMO (SA)
PERITO (SA)
PRIGNANO CILENTO (SA)
ROCCADASPIDE (SA)
RUTINO (SA)
SERRAMEZZANA (SA)
SESSA CILENTO (SA)
TORCHIARA (SA)
BELLIZZI (SA)

fonte  salernonotizie.it

Grave la donna ferita dal cavallo imbizzarrito del palio di Albanella

Sono gravi le condizioni di un’anziana di Altavilla Silentina, rimasta ferita durante la settima edizione del Palio dei comuni albanellesi. Un cavallo senza controllo e spaventato dalla fiamma di un cero, ha disarcionato il fantino e sfondato le transenne

ALBANELLA. Cavallo imbizzarrito invade gli spalti ed investe il pubblico. Una ventina i feriti finiti all’ospedale per i quali è stato necessario l’intervento dei sanitari. Decine le persone sotto choc, tra queste le mamme di alcuni bambini, che sostavano vicino alle sbarre di ferro collocate a protezione del pubblico. Momenti di panico enorme.

Un bambino nel passeggino è stato letteralmente investito dal cavallo ed è miracolosamente rimasto illeso. Alcuni si sono salvati grazie alla prontezza dei genitori che li hanno presi in braccio e portati subito sulle gradinate. Una situazione di panico assolutamente sconvolgente, come racconteranno poi i testimoni di quella che doveva essere una serata all’insegna del divertimento estivo.

Il fatto è avvenuto durante lo spettacolo equestre del gruppo dei “Cavalieri cittá regia” che, con la loro esibizione, hanno chiuso il tradizionale Palio delle contrade albanellesi. Si tratta di un appuntamento che da anni attrae in cittá numerosi spettatori anche dalle cittá vicine e non solo. Così quella che fino a quel momento era stata una serata all’insegna del divertimento con la sfida delle contrade partecipanti alla competizione si è trasformata in dramma. E poteva andare molto peggio.

Alcuni feriti hanno giá annunciato che procederanno con una denuncia per la verifica delle responsabilitá di quanto accaduto, e per accertare oltretutto che siano state osservate tutte le norme di sicurezza. Si tratta di una reazione normale dopo un fatto di questa gravitá. Una delle ipotesi è che il cavallo si sarebbe imbizzarrito sfiorando una delle torce collocate intorno all’arena del palio prima dello spettacolo equestre. La serata, infatti, era molto ventilata e il fantino ha iniziato a perdere il controllo del cavallo proprio dopo aver superato una delle grosse candele. Un’ ulteriore ipotesi è che il cavallo possa essere stato punto da un insetto. Si vocifera anche che avesse una ferita ad una gamba, ma si tratta, come negli altri casi, solo di indiscrezioni che andranno verificate. Sulla vicenda indagano i carabinieri della stazione Matinella. Estremamente importanti saranno i filmati utili per la ricostruzione di tutta la dinamica dell’incidente. Il tutto è avvenuto intorno a mezzanotte. Il cavallo oramai completamente fuori controllo si è fiondato verso le gradinate delle contrade ma il cavaliere è riuscito a evitare che l’animale invadesse i settori delle squadre. Ma poi con un balzo ha disarcionato il fantino e si è diretto verso il pubblico, abbattendo le transenne, le sedie e investendo e calpestando decine e decine di persone sotto gli occhi atterriti degli oltre tremila spettatori. Stavano assistendo in quel momento allo spettacolo in attesa della graduatoria finale, per la proclamazione della squadra vincitrice del Palio delle contrade albanellesi. A bloccare la corsa folle del cavallo sono state le transenne: l’animale infatti è caduto rimanendo intrappolato nelle strutture in ferro per poi essere recuperato dal suo fantino e dalle altre persone del gruppo equestre. Così la folle corsa è finita.

Carabinieri, vigili, protezione civile, Croce Rossa, Avis, presenti alla manifestazione, si sono subito mobilitati. Sul posto sono giunte diverse ambulanze del 118 che hanno trasportato i feriti agli ospedali di Roccadaspide, Eboli e Agropoli. Traumi toracici, contusioni, ferite al volto, traumi alle gambe e alle braccia, le lesioni riportate dai feriti. Tutte le vittime nella mattinata di ieri sono state dimesse con prognosi che vanno dai cinque ai venti giorni. Solo per un’anziana 73enne di Altavilla Silentina è stato necessario il ricovero in ospedale per una frattura al femore. Ma, è giusto sottolinearlo, si è veramente sfiorata una tragedia e sono un miracolo la ha evitata.

Migranti nelle ville dei boss

Non importa se picchi forte il sole o piova a dirotto, i marocchini nordafricani che lavorano tutto l’anno e da decenni nelle coltivazioni della Piana del Sele non guardano le previsioni del tempo prima di uscire con le loro bici sgangherate dalle baracche disseminate sulla litoranea tra Capaccio e Pontecagnano. Qui la questione degli alloggi, di un diritto alla casa ai lavoratori migranti, con o senza un permesso di soggiorno, è esplosa dopo il blitz della polizia a San Nicola Varco lo scorso novembre. San Nicola Varco si trova nel comune di Eboli, è una zona agricola occupata inizialmente da famiglie rom, poi soppiantate da migranti nordafricani in seguito a un violento scontro tra i due gruppi. L’area è stata depauperata dopo il fallimentare progetto avviato nei primi anni ’90 dalla Regione Campania, che investì oltre 30 miliardi di lire per impiantare un mercato agricolo coperto. A San Nicola Varco ci vivevano in oltre 600, si arrangiavano nelle strutture occupate e nelle case di lamiera costruire nel tempo, nonostante fossero senza servizi igienici e senz’acqua. Un luogo malsano, insomma, che nonostante tutto veniva visto come un punto di riferimento, un luogo dove poter rientrare a fine giornata. E così dopo il blitz, per loro, non c’è stata più pace. I quasi mille marocchini si sono sparsi nelle zone circostanti e hanno continuato la ricerca di un alloggio di fortuna. Come è accaduto un mese fa in via Varolato a Capaccio, dove la polizia ha scoperto che in una stalla ci vivevano sessanta migranti per settanta euro al mese. Un ricovero per cavalli trasformato in mega dormitorio, con condizioni di vita a dir poco disumane: un solo bagno e anche privo di scarico fognario. Solo trentanove dei sessanta marocchini sgomberati sono risultati regolari. Vivono ora in tre ville confiscate alla camorra. Sono stati accolti qui dall’associazione Onlus “Anzianinsieme” che dal 2003 ha ottenuto la custodia provvisoria degli immobili dal tribunale di Salerno.

L’extracomunitario si sta trasformando inconsapevolmente in risorsa economica. Il comune di Sicignano degli Alburni, ad esempio, dopo l’emergenza San Nicola Varco ha ottenuto 100 mila euro dal Ministero dell’Interno, e altri 70 mila li ha avuti la Caritas della Diocesi di Teggiano. Ed è così iniziata una guerra fra sindaci sulla questione degli alloggi. Il primo cittadino della città dei templi, Pasquale Marino, lo stesso che con l’associazione “Anzianinsieme” ha concordato la dimora provvisoria dei migranti (un mese) nelle ville confiscate alla camorra, ora si tira indietro e firma un’ordinanza di sgombero. La motivazione è che la struttura è inagibile. Nel documento si legge che «gli immobili appartenenti alla società Hotel Bristol snc (concessione edilizia n.18 del 06.02.1992, riconducibile alla famiglia Meluzio, originaria dell’avellinese ndr) non hanno il certificato di abitabilità, privi di idoneo sistema di smaltimento dei rifiuti». Inoltre, secondo l’ordinanza, in seguito al sopralluogo dell’Asl «negli immobili risultano gravi deficienze igienico-sanitarie per il sovraffollamento dei dimoranti». Le settantadue ore dalla data dell’ordinanza, il 27 giugno, sono scadute e il blitz della polizia potrebbe avvenire in qualsiasi momento. E ora si assiste a un muro contro muro tra due primi cittadini con due differenti visioni del problema. Da un lato il sindaco di Capaccio che insieme ai servizi sociali ha individuato degli alloggi alternativi per i migranti, dall’altro l’Unione sindacale di base insieme al sindaco di Sicignano degli Alburni, Alfonso Amato, che da un anno si sta occupando della vicenda.
Uno è del Pd, l’altro di Rifondazione Comunista. Amato ne fa una questione etica, assoluta. L’altro si barcamena anche con quello che sostengono l’Asl, l’associazione degli anziani e il piano di zona dei servizi sociali. Marino, parlando di Amato, è secco: «Non l’ho mai conosciuto questo grande benefattore. Certo è che non mi sono imbattuto in un sindaco che perde il suo tempo non per la sua comunità ma facendosi strumentalizzare da gente che manco conosce. I migranti, sentendosi spalleggiati, non vogliono accettare le soluzioni alternative che gli abbiamo prospettato. Se si arriverà allo sgombero coatto sarà tutta colpa sua. No, non solo non gli voglio stringere la mano ma gli chiederò di rispondere in sede giudiziaria delle accuse di razzismo che mi ha rivolto gratuitamente. L’ho denunciato per diffamazione». La replica di Alfonso Amato arriva in un pomeriggio assolato, mentre visita i migranti nella villa di via Barresi: «Io sono un figlio di Dio, creato da Dio, per servire ed amare nostro Signore a qualsiasi latitudine e longitudine». Il sindaco di Sicignano chiede ai migranti di non lasciare le ville perché «non possono andare altrove, al lavoro ci vanno in bicicletta, se lo perdono per loro è la morte civile». Ed eccolo allora fare resistenza all’ordinanza di Marino, che invece usa la pretesa inagibilità dello stabile come una clava per mandarli nei paesi vicini come Roccadaspide, Albanella ed Agropoli ed anche a Capaccio, in via Dalla Chiesa, dove un’agenzia immobiliare li vuole alloggiare a 440 euro al mese. Devono però lasciare la villa di via Barresi, a non più di 200 metri dal mare, dove c’è la piscina e il solarium, giardino con docce e bagni e inoltre terrazze abitabili. Tutte cose che si trovano scritte in un manifesto–depliant ancora appeso all’interno dell’appartamento. «Il mio comune – rende noto Pasquale Marino – ha già dato mille euro all’associazione “Anzianinsieme”. Ora loro dicono che devono ospitare dei bambini orfani. Io gli devo credere. Ai braccianti marocchini un tetto glielo abbiamo trovato. Come vedete non sono certo meno cristiano di Amato».
Va giù duro Rosa Egidio Masullo, responsabile del Piano di Zona di Capaccio, già assessore ai servizi sociali del comune di Salerno, la stessa che negli anni ’90 ha ricevuto un pacco bomba dai clan. Per lei è necessario indicare ai lavoratori migranti una strada che sia fatta sì di sostegno ma soprattutto di autonomia. «Finora – dice – tutte le soluzioni che abbiamo proposto le hanno rifiutate. È necessario che capiscano che non possono vivere in dieci, venti, trenta persone in una sola casa. Nessuno mette in discussione che siano persone sfruttate dal punto di vista economico, ma difficilmente troveranno privati disposti a fittargli casa se da quattro o cinque inquilini il numero sale vertiginosamente a dieci se non addirittura a quindici persone».
«La maggior parte dei lavoratori migranti della Valle del Sele non sono stagionali perché qui c’è un’economia diversa dalle altre zone d’Italia – dice Anselmo Botte della Flai Cgil – Qui si lavora sempre e molti di loro risiedono anche da dieci anni a Capaccio. Quindi bisogna trovare soluzioni altrettanto strutturali e non emergenziali. La legge Bossi-Fini che tanto critichiamo – conclude – prevede che chi li assume gli trovi anche una sistemazione, una casa dove abitare. Lo sappiamo che in migliaia lavorano al nero, ma c’è una buona fetta di persone che il permesso di soggiorno ce l’ha e anche uno straccio di contratto».
Come i trentanove marocchini ospitati nelle ville, ad esempio, che vivono qui da anni anche se questo non basta a farli esprimere in un corretto italiano. Anzi. I marocchini di Casablanca che incontriamo nelle ormai famose ville confiscate alla camorra non comprendono e non parlano bene la nostra lingua. «Non c’è da sorprendersi», dice Gennaro Avallone, ricercatore presso l’Università di Salerno che sta svolgendo una ricerca sul tema della presenza degli immigrati in agricoltura e sta partecipando agli incontri che sta organizzando negli ultimi mesi la sezione provinciale dell’Unione sindacale di Base (Usb), ex Cobas. «Questa è una conseguenza di una condizione – dice Avallone – La conseguenza del fatto che molto spesso il caporale che gli procura le giornate e lo porta sul luogo di lavoro è uno di loro, è un connazionale. Quindi non hanno necessità di parlare la nostra lingua. Quando finiscono la loro giornata e se ne ritornano a casa, stanno tra loro, pregano, mangiano insieme e il giorno dopo questi passaggi si ripetono. Se incontrano o hanno rapporti con gli italiani o è per farsi visitare da un medico o perché, molto spesso, sono vittime di truffe». Una cosa sanno di sicuro, però. «Il lavoro continua a diminuire anche per noi – dicono – Siamo in estate ma lavoriamo al massimo tre giorni a settimana», dice Hamed, 37 anni, in Italia da più di cinque.
Ma quanti sono i migranti impiegati nell’agricoltura nella Piana del Sele? «I dati contrastano», continua Avallone. Secondo l’Inps – tramite l’osservatorio del mondo agricolo – nel 2008 in tutta la provincia di Salerno gli extracomunitari in agricoltura erano 950. «Ma – fa notare Avallone – come è possibile se solo a San Nicola Varco ne sono stati individuati 600?». La Flai Cgil nel 2007 ha stimato, solo nella Piana del Sele, una presenza di 4.500 persone. Di questi 3.500 sono marocchini. Ma in agricoltura non sono i soli. C’è una presenza di rumeni e bulgari, anche di donne dell’Europa orientale, provenienti soprattutto dall’Ucraina. «Sui numeri ci vorrebbe la palla di vetro – conclude Avallone – nessuno sa chi siano realmente e dove si trovino. Finora la questione è ridotta sulla presenza dei marocchini ma non è così. Si lamentano della concorrenza al ribasso dei rumeni, ad esempio, disposti a lavorare anche per 20 euro al giorno».

Caldoro presenta il piano ospedaliero della Campania: «Non è salva-privati»

Non condivide quella che definisce «una interpretazione semplice» di alcuni punti del piano ospedaliero della Campania per quanto riguarda le strutture private e la cancellazione del tetto dei centro posti letto.
Stefano Caldoro, presidente della giunta regionale della Campania, lo dice prima della presentazione ufficiale del piano di riassetto, oggi a Napoli.

«Non mi piace – ha affermato – l’interpretazione semplicistica con la quale si dice che questo piano salva i privati perchè non è così. I privati hanno fatto le loro rimostranze, cosa che accade quando si perdono determinati benefici, ma mio anniamo dato loro dei criteri da rispettare per i convenzionamenti». Se fosse rimasto il tetto dei cento posti letto per le strutture private, sottolinea poi Caldoro, «avremmo perso tutti i ricorsi».

«Il sistema pubblico può aumentare il numero dei posti letto – ha detto ancora – il privato, invece non lo può fare». Caldoro ha sottolineato l’ elemento di flessibilità nella riorganizzazione del sistema ospedaliero territoriale, che contempla non un sistema rigido che parte dal centro ma un maggiore protagonismo decisionale si territori. In base a ciò che prevede il piano, la scelta delle opzioni più appropriate per un determinato territorio sarà affidata alla direzione delle Asl, che possono contare su una maggiore conoscenza delle esigenze del territorio e delle risorse umane a disposizione. «Se lasciamo le responsabilità ai territori – ha sottolineato Caldoro – si creano meccanismi di aggiustamento graduale che danno valore al lavoro territoriale». Nel piano è contemplata anche la nascita del nuovo ospedale unico della Valle del Sele, nel quale confluirà anche il presidio ospedaliero di Agropoli, che sarà riconvertito in struttura residenziale per cure palliative, con la chiusura del pronto soccorso.

«Non si è andati a fare nessuna trattativa – ha detto Caldoro – Qualche sindaco incatenato qui sotto la Regione, poi però quando siamo andati a discutere nel merito e hanno condiviso perchè si garantisce la qualità dei servizi ai cittadini. Magari qualcuno preferisce avere l’ospedale sotto casa, ma quello più vicino non è per forza quello giusto». «Nessun passo indietro da questo punto di vista – ha concluso – Non ci lasciamo condizionare da questa politica con la p minuscola. Non ci sarà nessuno sconto».

La riorganizzazione è prevista quella del soccorso sanitario e della centrale operativa del 118. A Napoli, gli ospedali Cotugno, Monaldi e Cto andranno a formare una nuova azienda ospedaliera, all’interno della quale ogni struttura avrà la sua caratteristica: il primo per il settore infettivologico, il Monaldi per la rete cardiologia e il Cto, caratterizzato da un indirizzo ortopedico-riabilitativo. Il piano prevede la costituzione di un’unica azienda pediatrica regionale con l’accorpamento dell’ospedale Annunziata alSantobono- Pausillipon. Sul fronte delle aziende ospedaliere universitarie, Federico II e Seconda Università di Napoli (denominata Università degli Studi di Caserta), si è in attesa del nuovo protocollo di intesa tra Regione e Università, per la definizione delle loro funzioni all’interno del sistema. Entreranno a far parte dell’ospedale del Mare l’Ascalesi (dove viene disattivato il pronto soccorso) il Loreto mare, gli Incurabili e il San Gennaro. «È una grande opera che deve essere affrontata su più livelli – ha detto Giuseppe Zuccatelli, sub commissario per la sanità campana ¨ a partire dai contenziosi e anche dal punto di vista economico. Occorre riformulare l’accordo con il Ministero dell’Economia. Ma se questi aspetti vanno in fila, speriamo nel giro di 4 anni di rendere clinicamente operativo il centro traumi di alta specialità dell’ospedale del mare».

Nel Salernitano, prenderà vita il nuovo ospedale unico della Valle del Sele che avrà 328 posti letto e nel quale confluiranno i presidi ospedalieri di Eboli, Battipaglia, Oliveto Citra, Roccadaspide e Agropoli (quest’ultimo diventa struttura residenziale per le cure palliative, un hospice). Per gli ospedali con meno di cento posti letto è prevista la riconversione in strutture polifunzionali per la salute. È il caso di Bisaccia, in Irpinia; Cerreto Sannita, San Giovanni di Dio di Sant’Agata de’ Goti e San Bartolomeno in Galdo nel Sannio; Teano e Palasciano a Capua; Castiglione di Ravello, nel Salernitano.

A Salerno uno dei parchi fotovoltaici più grandi del mondo

Salerno pronta ad avere uno dei più grandi parchi fotovoltaici del mondo. Dopo il Portogallo e la Germania sorgerà in località Monte di Eboli, di proprietà del comune salernitano, un impianto da 24 mw.

Con decreto dirigenziale la Regione Campania ha dato parere positivo alla realizzazione del parco e questa mattina nel corso di conferenza stampa a Palazzo di Città sono stati illustrati i tempi e le modalità di realizzazione dell’importante opera che sarà terminata in 7 mesi dalla ditta Toto Costruzioni aggiudicataria della gara pubblica.

«Anche oggi ci mostriamo in controtendenza con quello che succede nel resto del Paese – ha dichiarato il sindaco Vincenzo De luca – abbiamo chiuso l’iter per l’avvio dei lavori in sei mesi ed in poco più di sette mesi avremo un impianto che darà 180 posti lavoro e che consentirà di produrre energia elettrica e di ridurre le emissioni di agenti inquinanti».

«Una sfida che abbiamo accettato perché apprezziamo il lavoro dell’amministrazione comunale salernitana» ha dichiarato Alfonso Toto, amministratore delegato della Toto Costruzioni.

Agropoli: incendio nella notte in autolavaggio, indagano i CC

Ad Agropoli nella tarda serata di martedì si è sviluppato un incendio all’interno di un autolavaggio. Le fiamme hanno avvolto un’autovettura, rischiando di coinvolgere anche gli altri mezzi all’interno del locale. Anche un’abitazione sovrastante è stata parzialmente interessata dall’incendio. Sul posto i Carabinieri per le indagini del caso e i Vigili del Fuoco, intervenuti con una squadra del distaccamento di Eboli ed un’autobotte proveniente da Salerno.

  • Ed i caschi rossi sono stati impegnati in nottata anche a Torchiara per l’incendio di un’auto e a Montecorice, dove le fiamme hanno avvolto alcune sterpaglie e rischiavano di coinvolgere le vicine abitazioni ed un villaggio turistico della zona.
  • Sabato 22 maggio 2010 l’inaugurazione dell’estate

    La collina Selva come l’Olimpo all’insegna del grande divertimento. “Dei, dal sonno eterno si risvegliano…” è il suggestivo tema che caratterizzerà la stagione estiva del New Carrubo. Sabato 22 maggio dalle ore 23.00 tutti in fila per l’inaugurazione più attesa dell’estate salernitana, pronti a spegnere le 38 candeline di attività sempre al top con i locali più in della penisola. Ospiti internazionali, grandi feste a tema e tante sorprese riscalderanno gli animi di un’estate che si preannuncia scintillante.