Omicidio Vassallo; svolta nelle indagini annunciata da La Stampa e Il Mattino: Il killer sarebbe un salernitano e si troverebbe a Medellin in Colombia

29 11 2010

Sul quotidiano La Stampa e su Il Mattino indiscrezioni clamorose sull’omicidio di Angelo Vassallo, il Sindaco di Pollica ucciso tre mesi fa. Secondo l’inviato de La Stampa Guido Ruotolo ad Acciaroli si sarebbero saldati interessi criminali e affaristici.

Per il giornalista e probabilmente anche per gli inquirenti droga e speculazioni immobiliari continuano a rappresentare il possibile movente dietro l’omicidio «politico mafioso» del sindaco Vassallo.

Agli atti della inchiesta del procuratore di Salerno, Franco Roberti, e della pm Rosa Volpe – si legge nell’articolo pubblicato dal quotidiano La Stampa – ( L’ARTICOLO INTEGRALE SU LA STAMPA ), c’è una testimonianza che svela l’identità del possibile killer dell’agguato. E’ una novità clamorosa: un testimone mette a verbale di aver avuto una confidenza.

Ecco cosa gli ha detto la sua fonte: «Il giorno dopo la morte di Angelo Vassallo, intorno alle 17,30 dal cellulare di (omissis), … fece una telefonata. Disse testualmente: “Ma che c… di pistola mi avete dato…”. La persona poi ha restituito il cellulare ed è andato via».

La fonte ha rivelato ai magistrati il nome del presunto killer, che oggi si troverebbe a Medellin, in Colombia, riparato presso l’abitazione di un salernitano, F.B.. Una fuga misteriosa. Convinto di essere braccato dagli stessi affaristi che gli avevano commissionato l’omicidio del sindaco, o dagli inquirenti che l’avevano già individuato? Il killer avrebbe poco meno di trent’anni.

Figlio d’arte. Lui, il padre e il fratello avrebbero precedenti penali per associazione a delinquere finalizzata all’estorsione. E proprio per evitare grane con la giustizia, il killer si sarebbe rifugiato da tempo in un paese dell’America Latina.

Quest’estate, però, sarebbe tornato a Salerno, nel Cilento e ad Acciaroli avrebbe addirittura rapinato un paio di volte un pusher e, durante una rissa, sarebbe stato accoltellato all’uscita da una discoteca di Palinuro.
Articolo tratto da La STAMPA.it

fonte    salernonotizie.it

 





Bisio: «Questo film è per Angelo Vassallo»

28 09 2010

L’attore alla presentazione di «Benvenuti al Sud»: «L’ho conosciuto e sapevo quanto facesse per il turismo pulito»

SALERNO – «Non c’è stato il tempo di scriverlo sulle copie, ma dedichiamo Benvenuti al Sud a Angelo Vassallo anche perché l’abbiamo conosciuto, e sapevamo quanto facesse per un turismo pulito». L’ha detto Claudio Bisio parlando oggi a Roma della commedia di Luca Miniero di cui è protagonista con Alessandro Siani, Angela Fincchiaro e Valentina Lodovini, girata nel Cilento, e in uscita venerdì in oltre 500 copie distribuita da Medusa.

Il film, dedicato dunque al sindaco ucciso il 5 settembre scorso, è il remake dello straordinario successo francese «Giù al Nord» di e con Dany Boon (coproduttore esecutivo di Benvenuti al Sud, dove appare anche in un cameo), uscito due anni fa, che ha incassato in tutto il mondo oltre 182 milioni di euro, di cui circa 144 in Francia e quattro in Italia. Nella storia si ironizza sugli stereotipi fra Nord e Sud e in una scena il lombardo Alberto (Bisio), direttore di un ufficio postale, viene costretto dalla moglie (Finocchiaro) a indossare un giubbotto antiproiettile la prima volta che va a Castellabate, il paesino salernitano dove viene trasferito. «Dopo l’uccisione di Vassallo», dice Bisio, «m’è venuto da pensare che forse le cose sarebbero andate diversamente se quel giubbotto antiproiettile l’avesse indossato lui»

fonte http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it





Claudio Bisio “Benvenuti al Sud l’anti-Barbarossa”

11 10 2009
Bisio: io, leghista in trasferta che affronta i “terroni” con il giubbotto antiproiettile
FULVIA CAPRARA
INVIATA A CASTELLABATE (Salerno)
Per affrontare il Meridione d’Italia, camorra, sparatorie, morti ammazzati, l’impiegato delle Poste brianzolo Claudio Bisio indossa, come fosse un normale gilet, il giubbotto antiproiettile. E contro il pericolo delle ustioni, usa crema solare protezione 50. L’impatto con il paesino campano dove è stato spedito in punizione per aver finto di essere invalido, non fa che confermare le sue certezze. Gli abitanti del luogo lanciano i sacchetti della spazzatura dalla finestra (sotto ci sono i cassonetti della raccolta differenziata ma lui non li vede), mangiano parmigiana di melanzane a colazione e producono uno strano tipo di formaggio, morbido e tondo, molto simile al seno di una donna. Si chiama mozzarella, niente a che vedere con il ben noto gorgonzola, delizia di cui Bisio è ghiotto al punto di far parte della confraternita che ne porta il nome. Siamo al Sud, e la vita, lo sanno tutti, è durissima. Quasi insopportabile: «Nel film – racconta l’attore – sono un po’ un leghista ante-litteram, mi comporto come se avessi a che fare con dei marziani». Poi però, a poco a poco, succede che qualcosa inizi a cambiare. Merito del clima mite, della vegetazione lussureggiante, del mare cristallino, ma anche, semplicemente, del calore umano, intorno a una tavola imbandita: «A un certo punto m’invitano a cena, non capisco una parola di quello che dicono, però mangio tutto, ma proprio tutto, quello che mi offrono».

A Castellabate, provincia di Salerno, nel cuore del Parco del Cilento, all’ombra del palazzo nobiliare che ospitò il re di Napoli Gioacchino Murat, si gira il remake italiano del successo francese Bienvenue chez les Ch’tis, regia di Danny Boon, arrivato sui nostri schermi con il titolo Giù al Nord. Al botteghino la commedia d’oltralpe aveva fatto furore (140 milioni di euro), provocando commenti importanti e attente analisi sociologiche. Da noi gli incassi hanno raggiunto i tre milioni e mezzo e non c’è bisogno di parlare di Lega, di dialetti, di contrapposizioni tra Nord e Sud, per capire quanto il tema possa essere sentito e attuale. Anzi, l’essere così tanto nell’aria del tempo, potrebbe caricare il film, diretto dal napoletano Luca Miniero, di eccessive responsabilità: «La nostra vuol essere una commedia sul recupero dei rapporti umani, sul valore dell’accoglienza, sul contrasto centro-periferia. In Italia la contrapposizione tra Settentrione e Meridione ha radici molto più profonde e molto più antiche di quello che sembrerebbe seguendo il dibattito politico di questi ultimi mesi». Non è un caso se prima, molto prima, della commedia francese e del rifacimento nostrano, siano arrivati alla stazione di Milano due personaggi del calibro di Totò e Peppino, muniti di lanterna per contrastare la nebbia, nemico pericoloso quanto invisibile. «Benvenuti al Sud», dice ancora Bisio, è un film «sulla necessità di reciproca conoscenza». Perchè, quando ci si guarda da vicino, quelle che sembravano differenze abissali spariscono: «C’è un Sud sepolto dai luoghi comuni – dice Miniero – che urla la sua normalità».

fonte www.lastampa.it/







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