Saranno cancellati 311 posti letti. L’operazione coinvolge cinque province e ha scatenato molte proteste. Da dismettere anche il presidio di Agropoli e il Palasciano di Capua
Spariscono 311 posti letto, cancellati gli ospedali piccoli, improduttivi (e pericolosi per l´utenza), potenziamento dell´assistenza territoriale. Parte il conto alla rovescia, il piano ospedaliero diventa realtà. A poco più di un mese dall´annuncio, si passa alla prima fase, quella operativa: entro 10, 15 giorni, appena il piano sarà pubblicato sul Burc, la Regione decreterà la chiusura di nove presidi. Dall´operazione che ancora oggi sta scatenando una marea di proteste sono interessate le cinque province.
Per ora, quella di Napoli è la meno coinvolta dai tagli. Qui, in attesa (ma ci vorranno almeno tre anni) dell´Ospedale del Mare in cui confluiranno Loreto Mare, Incurabili, San Gennaro e Pellegrini, è in procinto di chiudere l´area chirurgica del Loreto Crispi, presidio che, nell´immediato, sarà in blocco trasformato in struttura di riabilitazione e, successivamente, come annuncia il subcommissario Giuseppe Zuccatelli, potrebbe essere destinato ad altro utilizzo «anche non necessariamente sanitario».
In provincia di Benevento spariscono gli ospedali San Giovanni di Dio (Sant´Agata de´ Goti) e il Santa Maria delle Grazie (Cerreto Sannita), mentre la struttura di San Bartolomeo in Galdo (mai aperta) rimarrà solo un sogno del parroco e degli abitanti. In Terra di Lavoro, saranno disattivati il presidio di Teano e il Ferdinando Palasciano (Capua). A sud, nell´area del salernitano, stop ai ricoveri nell´ospedale di Agropoli e nel Giordano Castiglione di Ravello.
Tra gli autori del nuovo piano ospedaliero (tornato dalla valutazione del governo con la prescrizione di alcune modifiche) e quindi della drastica cura dimagrante, oltre al subcommissario Zuccatelli, il “consigliere” della Sanità Raffaele Calabrò. A chi gli contesta una politica di tagli che mette in crisi l´assistenza ospedaliera, replica: «Nulla da temere, anzi. L´obbiettivo è rispondere meglio alle esigenze del territorio, secondo i bisogni dei cittadini, realizzando pronti soccorso attivi, aree per lungodegenti, residenze sanitarie per anziani e strutture riabilitative». D´accordo, ma intanto chi ha bisogno di ricovero? «I posti letto inseriti nel circuito sono stati calcolati per le esigenze attuali, che sono cambiate negli ultimi anni», risponde Calabrò, «oggi si registra un aumento delle patologie croniche e una diminuzione di quelle acute, ecco perché serve più assistenza territoriale e meno letti».
Oltre a questi ospedali che, di fatto, escono dalla rete per essere riconvertiti, ce ne sono altri che, restando presidi ospedalieri, diventeranno strutture a indirizzo riabilitativo. Tra questi il Maresca di Torre del Greco, l´ospedale Scarlato di Scafati e l´Apicella di Pollena Trocchia. «Proteste comprensibili dal punto di vista istintivo, ma non da quello razionale», commenta Zuccatelli, «quelli che saranno cancellati non sono ospedali del futuro ma degli anni 2000 e, quindi, pericolosi». «L´urgenza non sarà penalizzata», aggiunge Lia Bertoli, direttore dell´Arsan, «per esempio, sarà potenziato il soccorso notturno con l´eliambulanza, mentre gli ospedali che diventeranno strutture territoriali saranno comunque dotati di pronto soccorso». 

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