“Gli agricoltori della Piana del Sele sono in ginocchio. Gli ultimi aumenti hanno fortemente penalizzato anche la nostra categoria, già a rischio collasso, ma le nostre istanze non vengono prese in nessuna considerazione”. A protestare è l’ex consigliere comunale ed imprenditore agricolo, Roberto Voza, che lamenta il totale disinteresse delle istituzioni ma soprattutto delle organizzazioni sindacali per il settore agricolo. “Condivido in pieno la protesta messa in atto dagli autotrasportatori – tuona Voza – ma vale la pena sottolineare che anche noi abbiamo subito l’aumento del gasolio, che usiamo per le nostre attività agricole. L’ennesima mannaia che va ad aggiungersi agli aumenti indiscriminati dei concimi, dei materiali plastici e degli anticrittogamici. Ma le organizzazioni sindacali a livello provinciale e regionale dove sono? Siamo la categoria dei non famosi. Devono intervenire subito e in modo concreto. Tutta la Piana del Sele ormai è in ginocchio da tempo e la situazione è destinata a peggiorare. Sul mercato non siamo competitivi per i bassi costi imposti da altri Paesi”. A tale proposito, Voza invita i consumatori ad acquistare prodotti italiani. Nella Piana del Sele, in particolare a Capaccio, il 90% delle aziende agricole è a rischio chiusura. Alcune aziende, infatti, nel corso dell’anno sono state costrette a sospendere l’attività a causa del tracollo finanziario. Gli ultimi aumenti, in primis del gasolio agricolo, è l’ennesima mannaia per il settore. ”Senza incentivi dello Stato le condizioni diverranno tragiche. Prima il nostro settore riusciva ad autofinanziarsi. Oggi tutto ciò non è possibile. Se si pagano solo tasse come può un giovane decidere di attivare un’azienda agricola?”, si chiede Voza. Imprese sull’orlo del fallimento per la mancata commercializzazione dei prodotti. “Grossisti e supermercati non comprano - evidenzia l’imprenditore agricolo Matteo Franco - ed anche la gente, per il crollo dei consumi, non spende più per l’acquisto di frutta e verdura. Il mercato ortofrutticolo di Capaccio è desolatamente vuoto. Non si riesce neanche a coprire le spese, ciò che produciamo rientra del 40% o al massimo del 50%, ed ora i rincari stanno rovinando tutto. In primis, quello della benzina. I trasporti costano troppo rispetto al passato quando con facilità riuscivamo a vendere i nostri prodotti al nord Italia”.
Angela Sabetta

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