AGROPOLI: Il fitto del Castello finisce in procura

ORESTE MOTTOLA Agropoli. Il comune di Agropoli ha fittato dalla “Stu srl”, la società per la trasformazione urbana al 100% di proprietà del municipio, il castello medioevale. Il prezzo è di 200mila euro l’anno, per una durata fissata su trent’anni. Ad acquistare il maniero, di proprietà dell’architetto Antonio Dente e che incantò perfino la scrittrice francese Marguerite Yourcenar, era stata proprio la società per la trasformazione urbana, spendendo tre milioni di euro. Sulla vicenda interviene l’ex sindaco Antonio Domini (in alto a destra) sull’attuale Franco Alfieri (sotto), intenzionato a fare chiarezza sull’argomento, mentre nella cittadina cilentana «a prima vista -osserva Domini – sembra una semplice partita di giro. Il comune dà i soldi ad una sua controllata che deve andare in banca e farsi finanziare un acquisto che non era nelle sue possibilità. E sapete qual è l’istituto di credito che finanzia l’operazione? La banca di credito cooperativo dei comuni cilentani, presieduta dal fratello Lucio». Va pure detto che la Bcc è l’unica banca a rispondere ad un apposito bando pubblico. «Attenzione, io non dico che il Castello non andasse acquistato – aggiunge l’ex sindaco – Questo è stato il sogno di tutti i sindaci di Agropoli. Quello che io contesto è come sia stata aggirata la norma e, di fatti, sia stato messo a carico del bilancio comunale quella cifra da 200mila euro l’anno». In realtà, l’ultima operazione mira a salvare l’equilibrio generale. La prima tranche, da pagare all’architetto Dente, da 1 milione e trecentomila euro, è stata ricavata dall’apertura di credito in conto corrente con garanzia ipotecaria con la Banca di Credito Cooperativo dei Comuni Cilentani. A questo punto serviva il resto, 1 milione e 700 mila euro, da pagare entro e non oltre il 31 marzo prossimo, pena di risoluzione del contratto di acquisto, ovvero il ritorno del Castello alla proprietà. Ed è a questo punto che s’inserisce il contratto di fitto tra il comune e la società Stu. «Con queste basi è stata ottenuta l’ulteriore apertura di credito. Però il bilancio del comune – denuncia Domini – sarà bloccato per i prossimi trent’anni».

FONTE http://sfoglia.ilmattino.it

AGROPOLI: Uccisero il benzinaio, pene ridotte in appello

ELISABETTA MANGANIELLO Agropoli. In primo grado erano stati condannati, con rito abbreviato, dal gip del tribunale di Vallo a 18 e 16 anni di reclusione per omicidio volontario, ieri la corte di assise di appello di Salerno ha confermato la condanna riducendo leggermente le pene ai tre giovani che il 7 luglio 2007 uccisero, nel corso di una rapina, il benzinaio Davide Pecora di Agropoli. A Pasquale Giordano i 18 anni del primo grado sono stati ridotti a 16 anni e 8 mesi, Maurizio Corradino da 16 anni è passato a 15, Antonio De Rosa da 16 a 14 anni e 8 mesi. La pronuncia è stata emessa ieri dalla corte di assise di appello presieduta da Caputo, con il consigliere a latere Palumbo. Il procuratore generale Primicerio aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado. I reati ascritti ai ragazzi sono l’omicidio volontario a seguito di tentativo di rapina, nonché porto e detenzione di fucile non dichiarato. Amaro il commento dei familiari del benzinaio ucciso. «Non è un anno in più o in meno che ci sarà la pace – spiega il genero di Pecora, Giovanni Palumbo – Le condanne di primo grado le ritenevamo troppo miti, ma temevamo che le pene potessero essere ridotte di più. Rispetto il dolore dei genitori dei tre ragazzi, ma loro i figli tra qualche anno usciranno di carcere, noi invece Davide non lo rivedremo più e ci chiederemo sempre perché è successo quello che è successo». Non nascondono la loro delusione invece i familiari dei giovani che speravano in una riduzione maggiore. «Proviamo una profonda delusione per una sentenza che, pur confermando l’esclusione della volontà omicidiaria e pur riconoscendo i presupposti della concessione delle attenuanti generiche, mantiene elevata una pena che ostacolerà il recupero sociale del giovane incensurato De Rosa», dice il legale Arnaldo Franco, che rappresenta il più piccolo dei tre, all’epoca dei fatti diciannovenne. Nel collegio difensivo anche Massimiliano Forte e Annalisa Califano per Corradino e Carmine Giovine per Giordano. «La riduzione è stata operata dalla corte di assise di appello per un errore nella sentenza di primo grado – spiega invece Giovine – Pur avendo concesso le attenuanti generiche, il primo giudice non aveva applicato la riduzione di pena. Il fatto oggettivamente è grave e ha provocato la morte di una persona innocente, per cui va il mio cordoglio ai familiari della vittima, ma ha anche distrutto la vita a tre giovani che all’epoca non avevano superato i 21 anni e agirono con inesperienza e improvvisazione. Lo stesso colpo partì in modo accidentale».

fonte http://sfoglia.ilmattino.it