I carabinieri del Nas di Salerno hanno posto sotto sequestro amministrativo una parte del canile di Cicerale. Si tratta della zona sud che, a causa delle piogge, risultava molto fangosa. Circa 250 cani (su un totale di oltre 1100) sono stati quindi spostati nell’altra parte del canile in attesa che il titolare, a cui i carabinieri hanno dato 60 giorni di tempo, esegua lavori di sistemazione.
I cani, in ogni caso, sono stati trovati in ottimo stato. Assieme ai Nas nel canile si sono presentati anche alcuno giornalisti e operatori che si sono qualificati come inviati di Striscia la Notizia.
“Quello che è successo è gravissimo – spiega il titolare Mauro Cafasso in riferimento alla trupe di Sriscia – La troupe, in
compagnia di un veterinario, è penetrata nel canile attraverso la zona
dell’inceneritore, assolutamente vietata agli estranei. Mi sono ferito
cercando inutilmente di fermarli. Ho allungato un braccio in direzione
della telecamera, ma un cameraman mi ha afferrato per una mano, che è
sbattuta sulla camera. Così, mi sono tagliato e ho dovuto ricorrere
alle cure mediche. Ho sentito da qualche parte che il fatto sarebbe
accaduto all’esterno del canile. Non è assolutamente vero: tutto è
accaduto in un’area rigorosamente vietata agli estranei, davanti all’
inceneritore.”
fonte www.paestum.it
A Cicerale il Dio del sud Lucifero
«Per raggiungere il canile ho impiegato due ore di viaggio sulle colline che a strapiombo cadono sulla costa cilentana, un altro mondo, ai confini della realtà, recintata da teloni neri che nascondono l’orrore»
Chi in passato lo ha definito il Dio del Sud ha bestemmiato. Io ieri l’ho incontrato, vecchio, sporco, claudicante, tante goccioline fetide gli colavano dal volto tumefatto dalla cattiveria, odio, avidità, sete di soldi soldi soldi, pietra miliare della sua perfida esistenza. Lucifero, si era proprio lui, trasferitosi sulla terra dagli abissi infuocati dove il magma fonde ogni elemento da cui potrebbe germogliare vita, amore, pace, rispetto, speranza. Padrone assoluto di duemila esseri viventi, da Dio creati a sua immagine e somiglianza come tutto ciò che esiste sul pianeta terra, e dal Cafasso incarcerati, denudati, seviziati, costretti a perdere la propria identità di animali, parti integranti dell’universo, compagni fedeli per l’eternità. Per raggiungere q! uesto girone infernale ho impiegato due ore di viaggio, un tornante dopo l’altro, come sulle montagne russe, mi sono inerpicata sulle colline che a strapiombo cadono sulla costa cilentana, un altro mondo, ai confini della realtà, recintata da teloni neri che nascondono l’orrore, ecco l’oasi di ciotola, il rifugio di Cicerale, chilometri quadrati di bosco trasformati in forni crematori d’estate e pozzanghere argillose d’inverno, anche il prato verde ha smesso di esistere, si è consumato ed estinto a causa dello strofinio con la cute di centinaia-migliaia di cani transitati in quell’incubo, non un abbaio ma un boato di latrati proveniva da tutta la collina, una stradina che scendeva tortuosa mi portava all’ingr esso del gulag. Bello l’ingresso, alberato con viottoli piastrellati in pietra viva, qualche gabbia a cubo chiuso, ancora non arrugginita, corredate da microcuccia e 4 – 5 – 6 cani di piccola taglia che saltellavano come grilli, in verticale perché camminare in orizzon! tale era impresa impossibile.
Più avanti un numero imprecisato di box in cemento di pochi metri quadri, chiusi da rete anche sulla parte superiore, contenevano i cani della Legge Sirchia, quelli pericolosi, lì inscatolati per espiare le colpe dei balordi umani padroni delle loro vite, decine e decine di Kalashnikov pronti ad uccidere dilaniare, massacrare qualsiasi cosa fosse vicina alle proprie mandibole, l’odor e dell’uomo scatenava in quei molossi una reazione chimica capace di innescare un’atomica tanto era l’odio che nutrivano nei confronti di chi li privava anche dell’aria da respirare. Lo scenario che si allargava nel bosco circostante creava nel mio cuore inaudita sofferenza, per chilometri si estendevano fatiscenti reticolati consumati dalle intemperie e dalle migliaia di denti spezzatisi in quelle maglie di ferro alla ricerca della libertà, si perdevano a vista d’occhio, quadrati irregolari scoscesi in cui uno, due, cinque, dieci, venti, trenta cani, maschi con femmine, alcune gravide, cuccioli con adulti, piccole taglie con cagn! oni enormi, scheletrici, sporchi, peli ammassati, sguardi assenti, bava alla bocca, terrore gerarchico negli occhi, abbandonati alla morte in angoli, crepacci o in quel che restava di cucce in cemento affossate nella terra maleodorante, monchi, inebetiti, cani abbandonati dall’uomo ma in questa circostanza anche da Dio. L’area di calpestio dei recinti aveva, nella sua totalità, una pendenza dell’80%, su di essa i cani si arrampicavano, di un colore inesistente nella sfera ottica umana, sul suolo aleggiava uno strato di polline misto a peli ed escrementi liofilizzatisi, ogni zampata sollevava una nube di polvere fetida.
Dalla terra fuoriuscivano pietre appuntite, tronchi spezzati, tante piccole escrescenze simili a mani che dal sottosuolo con movimenti convulsi tentavano di avvinghiare e catturare quei dannati rinchiusi in un luogo per il quale non sono stati creati ed in cui si dibattevano come le anguille catturate per essere vendute.
In questo scenario spettr! ale un solo operaio originario dei paesi dell’Est, mezzo svestito, si affaccendava senza far nulla di utile, in un baraccone un Veterinario, presumo, alle prese con bisturi operava in dolce compagnia femminile, mentre, una ragazzina in abiti da lavoro trasportava su di una cariola, barella etnica, un cane anestetizzato da rimettere nel branco, un Veterinario dell’ASL competente per territorio giustificava l’alto tasso di mortalità nella struttura dovuto a decessi per arresto cardiocircolatorio.
Dulcis in fundo in quattro gabbioni da trasporto sei nuovi randagi appena arrivati nell’infer no da chissà quale Comune pronto a pagare la retta giornaliera di 1 euro e 49 centesimi per sempre, visto che dopo la microchippatura e lo smistamento nei recinti nessun padrone andrà mai a controllarli come nessun pazzo salirà mai su quella montagna per prendere in affido un cane, è utopia. Lo scopo della mia visita era un controllo (insieme a rappresentanti di una Amministrazione Comunale) per accertare l’esistenza in vita di 92 cani di un paese a 15! 0 chilometri circa di distanza dal campo di sterminio, le ultime fatture ne elencavano una quarantina, la prima verifica sommaria ne dava 24 presenti ma il proprietario della struttura non sapeva dove, in quale recinto della montagna, fra gli oltre 2000 cani si trovassero, «era necessaria una ricerca che richiedeva tre o quattro giorni, fissare un appuntamento», rifare il viaggio e sperare di trovare in loco fisicamente il proprietario, «altrimenti nella galera nessuno vi permetterà di accedere». Dopo solo 15 minuti di visita guidata eravamo già fuori al cancello.
Mi capita ogni qualvolta che oltrepasso i cancelli di un lager di non dormire per notti e notti, mi riprometto ogni volta di smetterla di aiutare gli indifesi, imponendomi di vivere come fanno tutti. Non ci riesco. L’indifferenza assoluta de ll ’opinione pubblica è la pena più dolorosa.
«Lontano dagli occhi lontano dal cuore», è quanto impera incosciamente nel tessuto sociale moderno, questo lo hanno ! carpito i nuovi imprenditori aguzzini, mentre gli animalisti rincorron o la cagnetta da sterilizzare che gli accalappiacani dell’ASL non riescono a catturare, battibeccano con il cattivo detentore del cane a catena corta, ergono barricate per bloccare furgoni carichi di animali destinati alla vivisezione in Germania, Svizzera ed in chissà quante altre parti del Mondo, si impegolano in questioni di ordinaria quotidianità per strappare all’offesa o alla morte uno, dieci, cento cani o gatti, mentre altri mille, in quello stesso momento esalano l’ultimo respiro dopo giorni, mesi di agonia e stenti in appartati ed isolati lager, regolarmente autorizzati dall’Azienda Sanitaria Locale, mai controllati dagli Organi preposti alla vigilanza ed al rispetto dalla normativa vigente in materia, laddove esiste un Comando o Stazione delle Forze dell’Ordine che alla richiesta d’intervento per un controllo non risponda «tale attività non rientra nelle nostre competenze ».
Sono ogni giorno più convinta che in questi quindici anni dal 1991, anno dell’entr! ata in vigore della Legge Nazionale sul Randagismo, poco o nulla è stato fatto in termini di concretezza per realmente tutelare gli animali d’affezione e prevenire il fenomeno randagismo in Italia, terra, le cui comunità stentano a recepire sia pubblicamente che privatamente il significato del termine »benessere animale», dove buona parte della popolazione resta poco incline alla solidarietà e sensibilità verso gli animali da compagnia, dimostrando intolleranza nei confronti degli animali abbandonati, operando arbitraria giustizia sugli stessi sterminandoli nei modi più raccapriccianti. I miei occhi sono stati scelti dagli amici animalisti de ll ’UNA di Pontecagnano per visitare con raziocinio, serietà, competenza ed esperienza un rifugio ritenuto ineccepibile da molti Dottori e Sapientoni, fasulli tutori del benessere animale, il mio modo di vedere, sentire, recepire immagini e sensazioni non mi accomuna a coloro che per prestigio e convenienza girano lo sguardo ed incassa! no la ricompensa. Perciò vi chiedo, in nome e per conto di quelle anim e dannate, GIUSTIZIA.
Presidente AIPA,
Guardia Zoofila Regionale



Altre notizie sul sito http://www.amicicani.com
fonte http://www.comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/animaliste/68269.html

Il rispetto nasce dalla capacita’ di prendersi cura degli animali.L’uomo non puo’ avere la presunzione di valere di piu’…perche’ troppe volte e’ piu’ bestia di loro!!
Ma cosa dite su questo blog??? Come fate a scrivere che nel Canile di Cicerale i cani sono in ottime condizioni di salute? Non vi è bastato vedere il servizio di “Striscia la notizia”? Avete riportato una notizia stravolgendo completamente l’accaduto che era evidente agli occhi di ogni telespettatore.
Vergogna! Così facendo non fate altro che sostenere i farabutti che lucrano sulla pelle di povere creature indifese.
Mi auguro solo che i NAS riescano a condannare i colpevoli di questa orribile vicenda.
E voi vergognatevi per quello che avete scritto!!!
e vergognoso come nel 2008 vengano trattati cosi degli esseri viventi spero queste belle persone false come non mai possano godere del medesimo trattamento giustizia sia fatta e che bel sud italia merda come volevasi dimostrare sparatevi
x cetty Hai tutte le ragioni del mondo ma la notizia che abbiamo inserito e stata riportata su di un altro sito.
Ho visto anch’io il servizio su striscia la notizia e sono rimasto davvero molto male per come vengono trattati quei poveri cani.
VERGOGNA
una parole troppo dolce per ciò che succede in questo canile e in tanti canili in Italia.
tutti sanno, anche le autorità ma tutti rimangono apatici e permettono che ogni giorno muiono i nostri cosidetti miglior amici del uomo.
Vergogna a chi su questo blog cerca PURE di giustificare.
è tutto uno sporco gioco di soldi sulla pelle di poveri cani… e l’Italia si considera pure una nazione CIVILE…. la civiltà è ben altro.
è uno schiffo e auguro di cuore che chiunque che è responsabile per queste atrocità subisca prima o poi lo stesso destino.
io… ho una cagna tirata fuori da un tale Lagher… e se ognuno che si sente sdegnato a vedere queste cose farebbe un passo in più e andrebbe adottare 1 cane da un tale lagher???? magari invece di andare comprarlo in un boutique, mantenendo l altro sqaulido traffico dei cani dal Est.
Io non ho parole nel vedere gli operatori di striscia la notizia scacciati e malmenati!! Da esseri schifosi come quelli che lavorano (per modo di dire) nel canile.Io vorrei sapere proprio ma le autorità in questo caso i NAS Carabinieri cosa fannooo!!! niente assolutamente niente,è possibile che nel nostro paese dobbiamo chiamare striscia per risolvere i problemi così gravi senza poi elencare che solo loro scoprono continuamente tantissimi fatti di una gravita innaudita,oggi non si và più dalle autorità si chiama Striscia la notizia ,perchè abbiamo più fiducia nel risolvere questi problemi:In poche parole striscia è diventata un istituzione in Italia.Sono convinto che riuscirando ad andare in fondo a questo fatto vergognoso e incriminare i responsabili e mettere in salvo quei bambini pelosi bisognosi di amore.
E’ assurdo che ancora si permetta ai sig.ri Cafasso di ” adeguare il canile “…ma cosa si deve vedere ancora per togliere a questa gente l’appalto??? I cani vengono maltrattati, vengono fatti morire lentamente, il mangiare che gli danno non basta nemmeno per dieci cani ( pensate quanti cani ci sono in un recinto ). Io ci sono stata, e quel che ho visto mi ha fatto piangere per tre giorni!!! Fate qualcosa perchè è davvero vergognoso vedere come trattano dei poveri animali che già hanno sofferto troppo!
Ilaria
Ho visto ieri sera il servizio di Striscia, dire che sono indignato è troppo poco. Questa notte mi sono svegliato in preda all’ angoscia, il pensiero mi tormentava, le immagini se pur velate, sono state aggiaccianti. No! non è possibile che le autorità chiudano gli occhi di fronte a tale brutalità! Basta!
E’ tempo di che lo stato prenda in seria considerazione la necessità che i canili devono essere assolutamente gestiti dalle associazioni animaliste, non dai privati, che lucrano su quei poveri esseri indifesi finiti dietro le sbarre arrugginite di un canile senza aver commesso alcunchè. Vergogna a quei comuni che versano soldi dei contribuenti senza preoccuparsi di come vengono trattati i cani, del loro stato di salute, nonchè la possibilità di un’ addozione. Mi vergogno di questa italia!
Chi può aiutare questi poveri animali nel canile di cicerale lo faccia, non siate indifferenti a queste creature indifese che subiscono una violenza disumana,
chiamare bestie quella gente è un complimento ma è ancora più squallido sapere che chi può fermarli non lo fa.
Auguro le stesse pene dell’inferno a voi “esserei umani” , autori di violenza inaudita e capaci di ogni delitto, vorrei vedervi cercare cibo fra i vostri escrementi, la stessa cosa che avete fatto a quei poveri cani senza colpa.
LA PADANIA 7 FEBBRAIO 2010
STORIA INEDITA DI UN SISTEMA di Stefania Piazzo
CICERALE STORIA INEDITA DI UN SISTEMA
Un inceneritore nel Comune in cui bruciare, eventualmente, la droga sequestrata. Un canile con e senza autorizzazioni. Fatture di accalappiamenti tutte da verificare. Un processo per reati tributari verso i comuni convenzionati, reati finiti in prescrizione (correvano gli anni 1994 e 1995 e si parlava di fatture emesse per operazioni in parte o in tutto inesistenti o con importi superiori…).
E, ancora, altri pagamenti incassati a fronte di nessun sindaco che andò a sbirciare quanto cani erano stati catturati nei furgoncini.
Nessuna ulteriore verifica tributaria.
Perché? Tanti processi per maltrattamento.
Perché? Appalti vinti senza requisiti.
Perché?
E poi? Varie ed eventuali.
Si può scrivere? Bisogna scrivere.
La storia di Cicerale è scolastica, didattica, perché insegna come funziona in Italia il sistema canili, il meccanismo delle convenzioni, delle autorizzazioni. Quando ci sono. Dei cani accalappiati in abbondanza, magari sempre quelli, pagati sull’unghia dai comuni, che non controllavano se quanto pagavano corrispondeva alla pesca miracolosa del furgoncino.
Ed è un sistema sublime da scoprire visto che la premiata ditta Cicerale si aggiudicava gli appalti, al ribasso anche del 54%, senza presentare tutte le carte ma solo quelle per “allevamento e addestramento cani” intestata al padre e non al figlio titolare.
Cosa ben diversa dal fare canile. Come dire: faccio l’esame da ragioniere e mi danno la laurea.
Nel Cilento fa lo stesso. A tutti andava bene così. Nessuno faceva una visura camerale. Così, fino al 2004, si accalappiava.
Zitti e ciccia. Bastava la medaglia alla memoria per avere un tempo allevato cani.
Il curriculum del padre per promuovere il figlio.
Cicerale è anche un sistema affascinante da indagare per tutte quante le realtà e le coincidenze collaterali che ruotano attorno a questo mondo nascosto non a caso su una montagna.
L’INCENERITORE
Partiamo dalle ceneri della fenice.
Di Cicerale era il pusher, Gianguerino Cafasso, omonimo dei gestori Cafasso del canile, assassinato l’estate scorsa, che riforniva di droga gli ambienti della Roma politica di Marrazzo.
A Cicerale-Cicerazzo c’era e c’è un inceneritore, autorizzato (ma anche no), dentro il canile, che le forze dell’ordine guardavano con interesse per le partite di droga sequestrate da incenerire.
Si capisce, è prassi. Ma fin lassù non era scomodo? Forse no.
Sicuramente un registro di carico e scarico di queste cose esisterà, semmai si volesse capire quanto è entrato e uscito. Eventualmente forse.
Un momento di silenzio anche per i poveri cani. Pace all’anima loro e alle loro pance aperte e chiuse.
Polvere siamo e polvere ritorniamo, nulla si crea, nulla si distrugge, a Cicerazzo.
L’inceneritore, il suo ruolo, il suo uso, il mistero di come per 15 anni il sistema Cicerale sia sopravvissuto nonostante tutti i temporali…
La chiave di lettura sta tutta qui? Di sicuro nessuno rompeva le scatole a Cafasso, di certo nessuno dei 97 comuni convenzionati discutevano le sue condizioni.
E di certo la giustizia non infieriva. I cani riempivano il canile, i cani passavano per il camino, i cani stavano tutti bene.
Un controllo ambientale di polizia all’interno della struttura dell’inceneritore? Macchè. E anche se l’allora procuratore capo di Vallo della Lucania (che si favoleggia pure parente di un’ex custode giudiziale della struttura, ndr) era stato interpellato, che bisogno c’era di andare proprio a verificare? Solo “sentito dire”.
Intanto la camorra ogni tanto faceva sparire qualcuno, roba da Chi l’ha visto. Dalle parti anche di Cicerale.
Quante ne avrà sentite raccontare anche l’inceneritore di storie portate dal vento.
SENZA AUTORIZZAZIONE
Un giorno qualcuno s’incazza. È il titolare della ditta Iguazu srl. Partecipa all’appalto per la “Convenzione per la custodia e mantenimento invita dei cani randagi” del Comune di Battipaglia. Cafasso vince, ma l’altro concorrente ricorre al Tar. E che porta in Tribunale per sconfiggere il sistema-Cicerale?
Una cosa tanto banale quanto normale da verificare anche per il Comune: i requisiti. Nel luglio 2003 parte la corsa all’appalto. A novembre il Comune stringe la mano al vincitore Cafasso. Ma le carte non tornano. L’Iguazu si appella al Tar.
Che c’entrano gli attestati di servizi svolti per alcuni enti e l’attesto Enci del padre con il servizio richiesto da Battipaglia? Proprio niente. Proprio niente.
Eppure la commissione di gara confermava di nuovo, nonostante il primo ricorso, la ditta Cafasso. Ma allora il Comune di Battipaglia se la stava proprio cercando?
Per forza! Perché il certificato rilasciato dalla Camera di commercio il 3 novembre 2003 scriveva che la ditta Cafasso risultava sì iscritta ma solo per “allevamento e addestramento cani”.
E non per il servizio di ricovero e custodia come chiesto dal bando di gara. Di più, un anno dopo la vincita, Cafasso manco per sogno aveva ancora prodotto la certificazione contributiva all’Inps.
Ma Battipaglia ci riprovava e chiedeva alla Camera di Commercio se essendo iscritto come “piccolo imprenditore”, Cafasso non potesse proprio tenersi quell’appalto. Duri, a Battipaglia!
E la Camera di Commercio, bocca della verità, spiegava ai tardoni del Comune che i requisiti per il ricovero e la custodia e il sostentamento dei cani sono soggetti al rilascio di un’autorizzazione sanitaria fornita dall’Asl.
Intanto, grazie alla grana di Battipaglia e dopo che il Tar boccia Cafasso, si scopre che la ditta ha iniziato l’attività il 19 luglio 1989! Oggetto: allevamento e addestramento cani.
(Un’ altra chicca però ci sta: con dichiarazione sostitutiva Mauro Cafasso dichiarava di aver svolto servizio di allevamento cani dal 1975 al 1989 con riconoscimento di affisso Enci. Ovvero, dall’età di 10 anni, visto che Mauro nasce il 24 febbraio 1965, ndr).
Dall’11 marzo 1995 la ditta fa custodia dei cani randagi; dal 17 giugno 1998 fa incenerimento delle carcasse; dal 1° marzo 2004 svolge accalappiamento dei randagi e dal 24 febbraio 2005 incenerisce anche animali di media e grande taglia. Mammiferi.
ACCALAPPIO L’APPALTO
Agli atti l’attività procede con iscrizioni a singhiozzo. Eppure il canile ha svolto attività di mantenimento, custodia, cura e accalappiamento anche negli anni precedenti.
Per chi e quando? Usl 60 di Agropoli, anni dall’89 al ’94. Usl 56 di Oliveto Citra, anni dal ’92 al ’94. Asl Sa/2, anni dal ’95 al 2003. Asl AV/1 di Ariano Irpino maggio 2002-2003; Comune di Napoli anni 2001-2002 e Procura di Napoli anni 2002-2003. Pure l’accalappiamento, che non era registrato alla Camera di Commercio, per conto della Procura!!
Grandissimo Cafasso.
Tiriamo le somme: per oltre 16 anni dal 19 luglio 1989, inizio dell’attività dell’impresa al 9 dicembre 2005, giorno in cui Cafasso viene autorizzato almeno per l’accalappiamento dei randagi, Mauro Cafasso non risultava iscritto alla Camera di Commercio di Salerno né per l’accalappiamento né per la custodia.
Se l’autorizzazione sanitaria dell’Asl (quella che esibisce Cicerale è la n. 3659 del 1° marzo 1995 per la sola custodia dei cani, in barba alla nuova legge regionale 16/2001, art. 7 e 8 per i nuovi requisiti dei rifugi) è strettamente legata al tipo di iscrizione alla Camera di Commercio, in tutto questo lungo arco di tempo Cicerale si è aggiudicato appalti in un centinaio di comuni del salernitano e oltre, pur non essendo in possesso dell’iscrizione camerale?
Comuni interessati, Asl e chissachì non hanno mai sollevato mai obiezioni in merito.
Che ne pensa il ministro dell’Interno, Roberto Maroni?
FATTURE A PROCESSO
Reati prescritti, reati depenalizzati. Truffa non andata a segno perché le false fatture tornarono impagate dai Comuni che dovevano sborsare i soldi. Dunque truffa non andata a buon fine e non punibile. Morale: assolti per non aver commesso il fatto (tentato).
Corre l’anno 2004 e il tribunale di Vallo della Lucania chiude un capitolo processuale contro Mauro e Giovanni Cafasso. Le accuse: «evadere le imposte sui redditi (..)» con «fatture per operazioni in parte o in tutto inesistenti o recanti l’indicazione dei corrispettivi o dell’Iva in misura superiore a quella reale o utilizzando lo stesso documento fiscale per diverse operazioni». O «per prestazioni non chieste dall’ente», si legge nell’imputazione.
Ma… le fatture non andarono a buon fine. E quel che «era penalmente rilevante non ha più tale rilevanza alla luce del d.lgs 74/2000».
E il fatto, quindi, non costituisce reato. Quanto la tentata truffa «il reato si è estinto per intervenuta prescrizione alla data del 2/4/2003».
COINCIDENZE
Almeno fino al 2006 Mauro Cafasso risultava consigliere comunale a Cicerale, Comune dove sorge il canile e per il quale vince a ripetizione l’appalto per l’accalappiamento e il mantenimento dei cani.
Coincidenza..
È anche consigliere della Comunità Montana di Alento-Montestella, con comuni convenzionati per il canile.
Coincidenza.
Il responsabile del dipartimento di veterinaria e direttore del servizio di sanità animale Asl Salerno 3 è il dr. Domenico Nese. Il fratello, dr. Aureliano Nese, è stato direttore sanitario del canile di Cicerale.
Coincidenza.
Il dr. Alfonso Nigro, in merito alla capacità ricettiva del canile (documento del 6 marzo ’06, in risposta ai Nas che chiedono quanti cani possa contenere Cicerale, e al quale risponde gli attuali «2.250 (…)», anche se «lo spazio a disposizione poteva consentire il ricovero di un numero maggiore ma questo comporterebbe maggiori problemi di gestione», ndr), si presenta come medico veterinario dirigente del distretto 108 di Agropoli, responsabile Asl Sa3 per la vigilanza permanente presso la struttura in oggetto specificata e si firma “veterinario responsabile del canile”.
Nigro, durante il periodo di sequestro del canile, risulta essere stato nominato Ctu dal Tribunale di Vallo della Lucania: suo compito era la verifica del rispetto del benessere animale all’interno del canile.
Coincidenza.
Si favoleggia che la moglie del veterinario sia figlia di un noto giudice della Corte di Cassazione. Anche fosse, non è reato essere parenti.
Ma coincidenza.
Due dei tre dipendenti del canile (tre per quando ce n’erano 1676), ovvero Bruno Cantarella e Mario Luca Cantarella, sono imparentati con un omonimo ex pm a Vallo della Lucania, ora in forza a Salerno. Anche questo non è reato.
Coincidenza.
I CANI NON TORNANO
Verbale dei Nas del 23 febbraio 2006: presenti 1.676 cani. Venti giorni prima i Nas ne documentano 1700, 1350 adulti e 350 cuccioli. In una lettera a Repubblica il 22 giugno 2006 Cafasso parla di 1.000 cani.
Il dr. Nigro, in una comunicazione del 6 marzo parla di «2250 cani». Secondo i Nas la superficie di Cicerale è di 22.400 mq. Cafasso, in una lettera del 24 novembre 1995 al quotidiano “Cronache del Mezzogiorno”, parla di «circa 36mila mq con 200 cani come verificato dai Nas di Salerno qualche mese addietro». In pratica i cani in dieci anni sono passati da 200 a 2000, in controtendenza rispetto ai rifugi che offrono maggiore spazio per ciascun animale ospitato.
A Cicerale gli animali crescono del 1.000 per cento.
I CONTI, CHE BARBA
Mortalità a Cicerale fa rima con incongruenze. Vai tu a capire perché.
Quanti cani entrano, quanti ne vengono accalappiati e per il cui servizio i Comuni pagano la ditta Cafasso?
Dati non recenti ma illuminanti, per capire come al solito il funzionamento del sistema-Cicerale. L’Asl Sa2 distretto di Eboli certifica al 14/5/05, che «i cani accalappiati dal 1/1/01 al 12/12/03 sono 590». poi, «dall’1/1/04 al 15/03/05 sono stati 322». In comunicazione della Polizia municipale di Eboli invece al «31/8/05 ne risultano 291».
Sommando i 590 cani accalappiati a Eboli dal 1° gennaio ’01 al dicembre ’03, i circa 93 nel 2004 e i 217 nel 2005, i cani di Eboli risultano un terzo di quanti dovrebbero essere: 291 anziché 900.
Eboli ha pagato cani fantasma mai accalappiati? Ha mai verificato il Comune?
Dove stava la “gabola”?
Nel pagamento forfettario. Appalti un tot per cane e un tot per il mantenimento.
Chi aveva cura quindi di contare cosa entrava?
La convenzione firmata a Eboli, come quella del Comune di Buonabitacolo fissava all’art.5 che «il costo della custodia è pari a euro 1549,37 e quello della rimozione e distruzione delle carogne nella misura forfettaria in euro 200,63, per complessivi euro 1.750 al mese».
A tutto ci pensava Cafasso.
I numeri degli accalappiamenti però sono impressionanti: a Giffoni Valle Piana 90 randagi nel 2003; dal 3/01/05 al 29/12/05 tra Campagna, Eboli, Serre, Altavilla Salentina e Sicignano ne vengono presi 405; altri 92 nel medesimo periodo solo a S. Cipriano Picentino, altri 67 a Montecorvino Pugliano e 111 a Montecorvino Rovella.
Solo in questo Comune, record dei record, in un solo giorno ne risultano accalappiati il 23 maggio ’05 ben 30. Tutti in due furgoncini. Un bottino!
Ebbene, con i dati, incompleti, di questi cinque comuni e il distretto di Eboli, rispetto ai cento comuni circa convenzionati, dal 1 gennaio ’01 al 29 dicembre ’05 la presenza dei cani dovrebbe superare le 1.400 unità, cifra in contrasto con i dati dei Nas del 23 febbraio ’06 (1676 cani presenti).
Di più. Nella fattura che Cafasso si accinge a presentare a Eboli per la tranche novembre 2004-gennaio 2005, risultano in vita 199 cani dei 912 portati in canile a partire dall’1/1/01.
E gli altri?
MUORI CHE TI PASSA
Schede di rilevamento dell’Asl Sa3, anno 2006. Esemplificativo.
E occhio alla mortalità!
A gennaio 2006, 1.746 cani, 213 accalappiati, 310 morti.
Febbraio: 1.672 presenti, 255 morti.
Marzo: 1.786 cani, 208 morti.
Aprile: 1.745, 237 morti.
Maggio: 1.763, 402 morti.
Giugno: 1.682 cani, 350 morti.
Luglio: 1709 cani, 299 morti.
Agosto: 1.691 cani, 325 morti.
Settembre: 1.691 cani, 325 morti.
Dall’analisi comparata dei dati del registro di carico e scarico ecco le cifre: cani sani entrati 863; cani malati entrati 810, totale 1.673.
Cani sani usciti: 200; cani malati usciti 616, cani soppressi 60, totale 876.
Restano vivi in canile i 797 cani entrati più quelli in essere al 31 dicembre ’05, 1.763.
Ma al 3 ottobre 2006 nel canile dai registri telematici risultano presenti 2.560 cani.
Chi pagava? C’è discordanza numerica tra le entrate mensili dei registri e il resoconto del dr. Nigro: 1.481 contro 2.756.
Secondo Nigro i cani morti e inceneriti sono stati nel 2006 2.711, quelli affidati 124.
Secondo il registro telematico al 3/10/06: 1.673 entrati, 876 usciti, 797 in vita, affidati 124.
Totale 2.436 cani presenti.
Secondo Nigro, riepilogo: entrati 2.756, usciti 2.711, in vita 45. In esistenza 1.763, affidati 124.
Totale cani presenti 1.683.
Una tombola.
A nessuno è venuto in mente di percorrere la strada dei controlli tributari, fiscali, delle corrispondenze tra cani pagati, cani accalappiati e fatture emesse?
La struttura di Cicerale è agli sgoccioli, oggi.
Ma Cafasso o chi per esso continua ad accalappiare e a destinare i randagi in altre strutture.
Sue o di persone fidate poco conta.
È semplicemente il sistema che si riproduce.
Più che i Nas, serve la Guardia di Finanza dentro i canili.
Una nuova alleanza col ministero della Salute è la via da percorrere.
COMUNICATO PASQUALE PIENO DI AUGURI E DI GIUSTIZIA
Chiliamacisegua è onorata, felice, soddisfatta di dare in anteprima questa notizia bomba.
C’è, ce lo si lasci dire, per una volta sola, anche tutta la sua gamba tesa, dentro.
Anzi la sua zampa!
Chiliamacisegua richiedeva sin dalla prima riunione al tavolo tecnico, voluta dall’on Francesca Martini, avvenuta nel settembre 2008 che lo Stato si costituisse parte civile nei confronti dei noti “furbetti” di tre cotte.
Ed ora per lorsignori del clan degli inadempienti e affiliati e affini e compagnucci di picnic, sono… cavoli!
Chiliamacisegua
LA STORIA E GLI AGGIORNAMENTI
http://www.chiliamacisegua.org/2010/03/29/cicerale-cafasso-rinviato-a-giudizio/
LA NOTIZIA DA LEGGERE DUE VOLTE PER COMPRENDERE CHE E’ VERA
La Padania, il giornale che ha combattuto in prima fila con le associazioni la battaglia per chiudere Cicerale, dà domani in anteprima la notizia che apre un nuovo corso nella storia dei canili lager.
Per la prima volta lo Stato fa causa a chi si macchia di malasanità in una struttura pagata con i soldi del cittadino!
L’Avvocatura ha infatti dato il via libera alla richiesta del ministero della Salute, attraverso il sottosegretario Francesca Martini, di costituirsi parte civile nel processo per maltrattamento che vede come imputato il gestore del canile di Cicerale, Cafasso. L’Avvocatura ha riconosciuto che è interesse legittimo dello Stato essere parte attiva nel procedimento penale. Senza l’impegno delle associazioni, del sottosegretario Martini al loro fianco, del suo pool ispettivo ministeriale, della persistente campagna mediatica dei giornalisti Stefania Piazzo e Edoardo Stoppa e della Associazione Chiliamacisegua, questo risultato sarebbe stato ancora lontano…
POSTILLA
Ulteriore carico da 11 per l’imputato, il gestore del canile di Cicerale: anche la Provincia di Salerno, nella persona del suo Presidente, on Edmondo Cirielli, si è costituita parte civile.
QUI LA PADANIA DA SCARICARE
http://www.chiliamacisegua.org/2010/04/04/la-padania-per-la-prima-volta-nella-storia-il-ministero-parte-civile-contro-cicerale/