Lo scontro sulla Sanità: «Asl unica, Valiante dimettiti»
I consiglieri regionali del Pd: il vicepresidente non rappresenta né il territorio né la Giunta
Gianfranco Valiante e Carpinelli «Lui aveva votato il primo piano che penalizzava gli ospedali di Sapri, Agropoli e Oliveto»
«Il presidente Bassolino e l’assessore Montemarano, i consiglieri di maggioranza e i consiglieri regionali salernitani: tutti hanno approvato l’idea dell’Asl unica a Salerno. È Antonio Valiante che rappresenta solo se stesso». Gianfranco Valiante e Ugo Carpinelli replicano al vicepresidente della Regione che venerdì scorso ha ribadito le critiche ai rappresentanti salernitani in Regione. L’ex assessore di Salerno va anche più a fondo: «Valiante non rappresenta il territorio, non si è mai confrontato con noi consiglieri, non è stato votato, ha contribuito a creare il debito nella sanità gestendo da nove anni la sanità: è ora che si dimetta». La polemica diventa sempre più dura in casa del Pd e del centrosinistra sulla questione dell’Asl unica. «Sono una persona rispettosa dell’anagrafe e dell’opinione altrui – spiega Gianfranco Valiante – Ma l’assessore Antonio Valiante non perde occasione per inviare contumelie e offese contro chi non la pensa come lui. A questo punto, ed è tutta l’opinione dei nostri colleghi consiglieri regionali, si pone un problema politico. La scelta dell’Asl unica a Salerno è stata ponderata e discussa con Bassolino e Montemarano, adottata dal consiglio regionale, approvata dalla segreteria regionale del Pd, tutti i consiglieri di maggioranza la hanno votata contro il parere dell’assessore Valiante. Avrebbe dovuto dimettersi». Gianfranco Valiante si dice sorpreso ad ascoltare il vicepresidente dire che è disposto a perdonare: «Ma cosa? Un’opinione diversa dalla sua? È lui che dovrebbe chiedere perdono alla Regione perché la sanità è suo appannaggio da nove anni, ha operato ogni scelta nella sanità a Salerno insieme alla sua guida dell’onorevole De Mita che poi ha miseramente tradito. Dovrebbe non chiedere perdono ma andare via. Sta strumentalizzando i sindaci che sono o comperati, o minacciati o, in gran parte, disinformati perché Asl unica non significa togliere i servizi amministrativi dal territorio, ma solo accorpare le funzioni dirigenziali. E Valiante aveva votato il piano definendolo blindato con cui si affossava l’emergenza a Sapri, Roccadaspide, Agropoli». «La conferenza dei capigruppo del centrosinistra, il presidente della commissione Sanità Giusto e Montemarano hanno accolto la proposta dell’Asl unica perché positiva e razionale ed evitava guerre tra Agro e Sud della provincia sulla localizzazione della seconda Asl. Noi abbiamo tentato di razionalizzare, econominazzare e premiare quei territori penalizzati dalla prima delibera della Giunta votata da Valiante che castigava Sapri, Oliveto Citra, Agropoli e Roccadaspide. Abbiamo dato un futuro a queste strutture ma abbiamo dovuto inevitabilmente tagliare. Il debito della Sanità di 8 miliardi di debiti non li abbiamo fatto né io, né Gianfranco Valiante né Pica». f.s.
Dalle 10:20 è interrotta la linea ferroviaria Battipaglia – Potenza a causa di una frana che, in seguito alle abbondanti piogge della notte, si è rovesciata sui binari tra le stazioni di Campagna e Contursi, nel Salernitano. Il treno regionale 22181 Napoli – Potenza è stato costretto a fermarsi per aver urtato un masso sporgente, restando danneggiato. Nessun contuso – secondo quanto riferisce Fs – tra i 25 passeggeri a bordo.
Il treno, dopo le riparazioni dei macchinisti, ha potuto riprendere la marcia a velocità ridotta e raggiungere la successiva stazione di Contursi dove i viaggiatori hanno proseguito il viaggio su un autobus. In attesa che la circolazione ferroviaria possa riprendere, i treni vengono fermati nelle stazioni di Battipaglia e Sicignano collegate con un servizio di autobus sostitutivi. Le squadre tecniche del gruppo Fs sono già al lavoro per ripristinare la piena funzionalità della linea.
Un motociclista, Giulio Innelli di 35 anni e’ morto e atre due persone sono rimaste ferite in un incidente nel Vallo di Diano. La vittima, che era a bordo di una moto di grossa cilindrata, e’ finita contro un’auto che viaggiava in direzione opposta. Nell’incidente sono rimasti feriti anche i due occupanti dell’auto: il conducente di 80 anni e la moglie 82enne, entrambi di Sassano, sempre nel Salernitano, che hanno riportato ferite non gravi.
fonte www.salernonotizie.it
Polla: tragico incidente, muore una guardia giurata
Giulio Innelli, una guardia giurata di 35 anni residente a Polla nel Cilento ha perso la vita ieri mattina poco dopo le 11 in un tragico incidente stradale avvenuto lungo la strada statale 19 nel comune di Atena Lucana in provincia di Salerno a poco più di un chilometro di distanza dalla rotonda di Atena Scalo in direzione Polla. Innelli proveniva da Polla dove vive con la moglie e due figlie a bordo di una moto di grossa cilindrata, una Suzuki. Per cause ancora in corso di accertamento la moto si è schiantata contro una Fiat Panda 750 vecchio tipo che proveniva in senso opposto. • Lo schianto è stato violentissimo tant´è che la moto si è spezzata in due. Giulio Innelli è morto sul colpo, il suo corpo privo di vita è rimasto a terra vicino all´auto invece le due metá della moto sono finite ad una decina di metri di distanza dall´auto. Sul posto sono giunte le ambulanze del 118. I sanitari non hanno potuto far altro che constatare il decesso. E´ andata meglio invece ai due occupanti della Fiat Panda, G. M. di 80 anni che era alla guida dell´auto e la moglie I. G. di 82 anni che siedeva al suo fianco. • Entrambi sono residenti a Sassano e sembra si stessero recando a fare degli acquisti in un negozio ubicato lungo la strada statale. I due sono stati trasportati al pronto soccorso dell´ospedale di Polla. Le loro condizioni non destano preoccupazione. I due anziani hanno riportato ferite giudicate guaribili dieci giorni. Insieme alle ambulanze sono arrivati sul luogo dell´incidente i Carabinieri della stazione di Sala Consilina comandata dal luogotenente Cono Cimino. I militari stanno lavorando in queste ore alla ricostruzione della dinamica del terribile incidente. Sembrerebbe che la Fiat Panda stesse procedendo da Atena verso Polla quando avrebbe svoltato a sinistra per entrare in un piazzale. Nello stesso istante la moto con a bordo lo sfortunato 35enne procedeva in direzione opposta, verso Sala Consilina. Cosa sia realmente successo in quella frazione di secondo lo appureranno le indagini. Sembra che la vittima, si sia accorta solo all´ultimo momento dell´auto che stava svoltando. • Il motociclista ha tentato una frenata disperata che però non è valsa a salvargli la vita. La moto si è schiantata contro la fiancata destra della Panda. Nonostante indossasse il casco ha riportato gravi fratture alla teca cranica e numerose ferite che lo hanno portato al decesso. Il corpo del 35enne è stato trasportato all´obitorio dell´ospedale di Polla. I funerali dovrebbero svolgersi tra oggi e domani. E´ la seconda volta in meno di un mese che la comunitá pollese si ritrova a piangere una giovane vittima della strada. • Due settimane fa uno studente universitario ha perso la vita dopo tre giorni di agonia in seguito ad un incidente avvenuto lungo la strada Isca – Pantanelle nei pressi di Sant´Angelo le Fratte. Il giovane dopo aver perso il controllo dell´auto è precipitato in una scarpata. Giulio Innelli, lascia la moglie Caterina e due figli di 6 e 3 anni. • Sono tante le persone che in queste ore si stanno recando presso la sala mortuaria del nosocomio per stringersi intorno al dolore della famiglia della giovane guardia giurata. Giulio viveva a Polla con la famiglia e sua madre rimasta vedova da qualche anno. Il 32enne lavorava come vigilante presso la filiale del Banco San Paolo. Questo era il suo lavoro durante il giorno e per arrotondare faceva anche dei turni di notte. «Era una persona straordinaria e molto bravo sul lavoro. – Lo ricordano così alcuni suoi colleghi -. Giulio era talmente bravo che era stato nominato dal suo superiore coordinatore dei vigilanti della sua azienda che prestano servizio nel Vallo di Diano». La scia di sangue non accenna ad interrompersi. La scorsa settimana una signora di 72 anni è stata travolta ed uccisa a Sassano.Erminio Cioffi
Agropoli. La casa di cura Malzoni a rischio chiusura. La direzione della clinica privata, attraverso una nota inviata ai vertici regionali e dell’Asl 3, ha dichiarato lo stato di crisi e la sospensione di tutte le attivitá in accreditamento. Nella nota si invita l’Asl 3 «a provvedere alla data del 12 dicembre alla presa in carico dei pazienti ancora ricoverati presso la clinica e a disporne il trasferimento presso altre strutture». • La clinica ha una disponibilitá di circa un centinaio di posti letto nell’ambito di una quindicina di unitá operative. Una situazione che pone a rischio il posto di lavoro di 140 dipendenti della struttura sanitaria. La sospensione delle attivitá sanitarie in accreditamento si è resa necessaria per la grave situazione finanziaria in cui versa la clinica. «In estrema sintesi – si legge nella nota – la causa di questa situazione è stata determinata dai recenti provvedimenti di budget che hanno disposto stanziamenti incongrui rispetto al reale e storico volume di prestazioni erogate; ai criteri di accreditamento incongrui e gravosi; alla disciplina tariffaria non aggiornata, agli enormi ritardi o alla totale assenza di pagamenti da parte delle Asl; al taglio dei posti letto privati accreditati previsto dal piano di riordino della rete ospedaliera recentemente approvato dal consiglio regionale della Campania». • I tagli nella sanitá effettuati dalla Regione, dunque, incidono anche sulle strutture private. «Come sostenevamo da tempo – afferma il segretario generale provinciale della Federazione sindacati indipendenti di Salerno, Rolando Scotillo – lo stato di crisi investe anche la sanitá privata soprattutto relativamente all’adozione da parte della Regione dei tetti di spesa massimi raggiungibili nel corso dell’anno dalle cliniche private». In effetti, si crea una discrasia tra il tetto di spesa riconosciuto dalla Regione e il fatturato delle cliniche private. La clinica Malzoni ha un fatturato annuo di circa 17 milioni di euro mentre la Regione le riconosce solo 14 milioni di euro. Questa situazione crea una mancanza di copertura per le prestazioni effettuate che, in questo caso, ammonta a ben 3 milioni di euro. Da qui la sofferenza finanziaria della struttura per l’esaurimento del budget assegnato giá dal 31 ottobre del 2008. «La nostra associazione – specifica la nota – ha più volte manifestato in tutte le sedi l’insostenibilitá dei tagli operati che conducono alla chiusura di tutte le case di cura private della Regione. Così, la struttura Malzoni è costretta a comunicare l’interruzione dell’assistenza sanitaria accreditata». Angela Sabetta
I carabinieri del Nas di Salerno hanno posto sotto sequestro amministrativo una parte del canile di Cicerale. Si tratta della zona sud che, a causa delle piogge, risultava molto fangosa. Circa 250 cani (su un totale di oltre 1100) sono stati quindi spostati nell’altra parte del canile in attesa che il titolare, a cui i carabinieri hanno dato 60 giorni di tempo, esegua lavori di sistemazione.
I cani, in ogni caso, sono stati trovati in ottimo stato. Assieme ai Nas nel canile si sono presentati anche alcuno giornalisti e operatori che si sono qualificati come inviati di Striscia la Notizia.
“Quello che è successo è gravissimo – spiega il titolare Mauro Cafasso in riferimento alla trupe di Sriscia – La troupe, in
compagnia di un veterinario, è penetrata nel canile attraverso la zona
dell’inceneritore, assolutamente vietata agli estranei. Mi sono ferito
cercando inutilmente di fermarli. Ho allungato un braccio in direzione
della telecamera, ma un cameraman mi ha afferrato per una mano, che è
sbattuta sulla camera. Così, mi sono tagliato e ho dovuto ricorrere
alle cure mediche. Ho sentito da qualche parte che il fatto sarebbe
accaduto all’esterno del canile. Non è assolutamente vero: tutto è
accaduto in un’area rigorosamente vietata agli estranei, davanti all’
inceneritore.”
fonte www.paestum.it
A Cicerale il Dio del sud Lucifero
«Per raggiungere il canile ho impiegato due ore di viaggio sulle colline che a strapiombo cadono sulla costa cilentana, un altro mondo, ai confini della realtà, recintata da teloni neri che nascondono l’orrore»
Chi in passato lo ha definito il Dio del Sud ha bestemmiato. Io ieri l’ho incontrato, vecchio, sporco, claudicante, tante goccioline fetide gli colavano dal volto tumefatto dalla cattiveria, odio, avidità, sete di soldi soldi soldi, pietra miliare della sua perfida esistenza. Lucifero, si era proprio lui, trasferitosi sulla terra dagli abissi infuocati dove il magma fonde ogni elemento da cui potrebbe germogliare vita, amore, pace, rispetto, speranza. Padrone assoluto di duemila esseri viventi, da Dio creati a sua immagine e somiglianza come tutto ciò che esiste sul pianeta terra, e dal Cafasso incarcerati, denudati, seviziati, costretti a perdere la propria identità di animali, parti integranti dell’universo, compagni fedeli per l’eternità. Per raggiungere q! uesto girone infernale ho impiegato due ore di viaggio, un tornante dopo l’altro, come sulle montagne russe, mi sono inerpicata sulle colline che a strapiombo cadono sulla costa cilentana, un altro mondo, ai confini della realtà, recintata da teloni neri che nascondono l’orrore, ecco l’oasi di ciotola, il rifugio di Cicerale, chilometri quadrati di bosco trasformati in forni crematori d’estate e pozzanghere argillose d’inverno, anche il prato verde ha smesso di esistere, si è consumato ed estinto a causa dello strofinio con la cute di centinaia-migliaia di cani transitati in quell’incubo, non un abbaio ma un boato di latrati proveniva da tutta la collina, una stradina che scendeva tortuosa mi portava all’ingr esso del gulag. Bello l’ingresso, alberato con viottoli piastrellati in pietra viva, qualche gabbia a cubo chiuso, ancora non arrugginita, corredate da microcuccia e 4 – 5 – 6 cani di piccola taglia che saltellavano come grilli, in verticale perché camminare in orizzon! tale era impresa impossibile.
Più avanti un numero imprecisato di box in cemento di pochi metri quadri, chiusi da rete anche sulla parte superiore, contenevano i cani della Legge Sirchia, quelli pericolosi, lì inscatolati per espiare le colpe dei balordi umani padroni delle loro vite, decine e decine di Kalashnikov pronti ad uccidere dilaniare, massacrare qualsiasi cosa fosse vicina alle proprie mandibole, l’odor e dell’uomo scatenava in quei molossi una reazione chimica capace di innescare un’atomica tanto era l’odio che nutrivano nei confronti di chi li privava anche dell’aria da respirare. Lo scenario che si allargava nel bosco circostante creava nel mio cuore inaudita sofferenza, per chilometri si estendevano fatiscenti reticolati consumati dalle intemperie e dalle migliaia di denti spezzatisi in quelle maglie di ferro alla ricerca della libertà, si perdevano a vista d’occhio, quadrati irregolari scoscesi in cui uno, due, cinque, dieci, venti, trenta cani, maschi con femmine, alcune gravide, cuccioli con adulti, piccole taglie con cagn! oni enormi, scheletrici, sporchi, peli ammassati, sguardi assenti, bava alla bocca, terrore gerarchico negli occhi, abbandonati alla morte in angoli, crepacci o in quel che restava di cucce in cemento affossate nella terra maleodorante, monchi, inebetiti, cani abbandonati dall’uomo ma in questa circostanza anche da Dio. L’area di calpestio dei recinti aveva, nella sua totalità, una pendenza dell’80%, su di essa i cani si arrampicavano, di un colore inesistente nella sfera ottica umana, sul suolo aleggiava uno strato di polline misto a peli ed escrementi liofilizzatisi, ogni zampata sollevava una nube di polvere fetida.
Dalla terra fuoriuscivano pietre appuntite, tronchi spezzati, tante piccole escrescenze simili a mani che dal sottosuolo con movimenti convulsi tentavano di avvinghiare e catturare quei dannati rinchiusi in un luogo per il quale non sono stati creati ed in cui si dibattevano come le anguille catturate per essere vendute.
In questo scenario spettr! ale un solo operaio originario dei paesi dell’Est, mezzo svestito, si affaccendava senza far nulla di utile, in un baraccone un Veterinario, presumo, alle prese con bisturi operava in dolce compagnia femminile, mentre, una ragazzina in abiti da lavoro trasportava su di una cariola, barella etnica, un cane anestetizzato da rimettere nel branco, un Veterinario dell’ASL competente per territorio giustificava l’alto tasso di mortalità nella struttura dovuto a decessi per arresto cardiocircolatorio.
Dulcis in fundo in quattro gabbioni da trasporto sei nuovi randagi appena arrivati nell’infer no da chissà quale Comune pronto a pagare la retta giornaliera di 1 euro e 49 centesimi per sempre, visto che dopo la microchippatura e lo smistamento nei recinti nessun padrone andrà mai a controllarli come nessun pazzo salirà mai su quella montagna per prendere in affido un cane, è utopia. Lo scopo della mia visita era un controllo (insieme a rappresentanti di una Amministrazione Comunale) per accertare l’esistenza in vita di 92 cani di un paese a 15! 0 chilometri circa di distanza dal campo di sterminio, le ultime fatture ne elencavano una quarantina, la prima verifica sommaria ne dava 24 presenti ma il proprietario della struttura non sapeva dove, in quale recinto della montagna, fra gli oltre 2000 cani si trovassero, «era necessaria una ricerca che richiedeva tre o quattro giorni, fissare un appuntamento», rifare il viaggio e sperare di trovare in loco fisicamente il proprietario, «altrimenti nella galera nessuno vi permetterà di accedere». Dopo solo 15 minuti di visita guidata eravamo già fuori al cancello.
Mi capita ogni qualvolta che oltrepasso i cancelli di un lager di non dormire per notti e notti, mi riprometto ogni volta di smetterla di aiutare gli indifesi, imponendomi di vivere come fanno tutti. Non ci riesco. L’indifferenza assoluta de ll ’opinione pubblica è la pena più dolorosa.
«Lontano dagli occhi lontano dal cuore», è quanto impera incosciamente nel tessuto sociale moderno, questo lo hanno ! carpito i nuovi imprenditori aguzzini, mentre gli animalisti rincorron o la cagnetta da sterilizzare che gli accalappiacani dell’ASL non riescono a catturare, battibeccano con il cattivo detentore del cane a catena corta, ergono barricate per bloccare furgoni carichi di animali destinati alla vivisezione in Germania, Svizzera ed in chissà quante altre parti del Mondo, si impegolano in questioni di ordinaria quotidianità per strappare all’offesa o alla morte uno, dieci, cento cani o gatti, mentre altri mille, in quello stesso momento esalano l’ultimo respiro dopo giorni, mesi di agonia e stenti in appartati ed isolati lager, regolarmente autorizzati dall’Azienda Sanitaria Locale, mai controllati dagli Organi preposti alla vigilanza ed al rispetto dalla normativa vigente in materia, laddove esiste un Comando o Stazione delle Forze dell’Ordine che alla richiesta d’intervento per un controllo non risponda «tale attività non rientra nelle nostre competenze ».
Sono ogni giorno più convinta che in questi quindici anni dal 1991, anno dell’entr! ata in vigore della Legge Nazionale sul Randagismo, poco o nulla è stato fatto in termini di concretezza per realmente tutelare gli animali d’affezione e prevenire il fenomeno randagismo in Italia, terra, le cui comunità stentano a recepire sia pubblicamente che privatamente il significato del termine »benessere animale», dove buona parte della popolazione resta poco incline alla solidarietà e sensibilità verso gli animali da compagnia, dimostrando intolleranza nei confronti degli animali abbandonati, operando arbitraria giustizia sugli stessi sterminandoli nei modi più raccapriccianti. I miei occhi sono stati scelti dagli amici animalisti de ll ’UNA di Pontecagnano per visitare con raziocinio, serietà, competenza ed esperienza un rifugio ritenuto ineccepibile da molti Dottori e Sapientoni, fasulli tutori del benessere animale, il mio modo di vedere, sentire, recepire immagini e sensazioni non mi accomuna a coloro che per prestigio e convenienza girano lo sguardo ed incassa! no la ricompensa. Perciò vi chiedo, in nome e per conto di quelle anim e dannate, GIUSTIZIA.