Scuola. Sindacati vs Gelmini, lo scontro sul “maestro unico”

3 09 2008

mercoledì 03 settembre 2008 Braccio di ferro tra i sindacati e il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini sulla figura del maestro unico per le scuole elementari
di Andrea Camboni
La riapertura dell’anno scolastico vede gli insegnanti e i sindacati di categoria nelle palestre a rinforzare, dopo l’estate, i muscoli e le ossa per la prova di forza con il ministro Gelmini.
Paradigmatica la situazione nel liceo scientifico di Agropoli, in provincia di Salerno dove il primo collegio docenti si è tenuto proprio nella palestra dell’istituto. Certo, in quel caso sono stati costretti dalle crepe sui muri e dalla neve di intonaco che viene giù dal soffitto dell’aula magna ma il clima è proprio questo. Quello di una neve che raffredda i rapporti ma che quando gli animi si scaldano non si scioglie mica. Certo è intonaco. I pezzi di una scuola che non combaciano allo stesso modo per tutti. E così per ricreare l’immagine di una scuola rispettabile, qualcuno lima i contorni delle tesserine e qualcun altro non vuole che si cambino le carte in tavola mentre tutti sono voltati dall’altra parte preoccupati dell’intonaco che viene giù e tra i pezzi della scuola, limati o lasciati così come sono, c’è qualcosa che puzzle  Il sindacato autonomo dei lavoratori della scuola (Snals-Confsal) contesta le scelte del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini per ridurre i costi della scuola e propongono una loro ricetta per tagliare le spese. “Un elemento indispensabile -spiega Marco Paolo Nigi, segretario dello Snals- è l’organico funzionale pluriennale, che produrrebbe risparmi sulle supplenze brevi. Andrebbe inoltre eliminato il ricorso, per le pulizie delle scuole, a costose cooperative esterne. A questo si aggiungerebbe il risparmio dovuto al turn-over di chi va in pensione con 40 anni di contributi”.
Una ricetta che non comprometterebbe la qualità scolastica né il posto di lavoro di tante persone.
Circa 60 mila le cattedre che salterebbero, secondo le stime annunciate nei giorni scorsi dal segretario generale della Uil scuola, Massimo Di Menna, che invita in ministro Gelmini a fare “chiarezza e trasparenza”.
L’istituzione del maestro unico rientra negli obiettivi di contenimento della spesa, ovvero tagli, previsti dalla legge Finanziaria. I regolamenti attuativi di quest’ultima, che dovrebbero essere emanati entro il 6 ottobre, prevedono la costituzione di classi di scuola primaria funzionanti 24 ore e affidate a un unico maestro. “Pedagogia di cassa” l’ha chiamata il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima. Per Giuliano Cazzola (Pdl), invece, è solamente un problema di lotta agli sprechi. “Il modello dei tre insegnanti per classe, che crea numerosi problemi di adattamento per i bambini –afferma Cazzola- è stato inventato dall’establishment burocratico-sindacale al solo scopo di difendere dei posti di lavoro finti, a fronte degli effetti della denatalità”.

Mariapia Garavaglia, ministro ombra dell’istruzione, sottolinea la particolarità di una scelta di intervento “in primis sulla scuola elementare, col maestro unico, per i sonni tranquilli di Tremonti, che è quella che secondo le analisi internazionali è ancora ai primi posti nel mondo, prima di Stati Uniti, Francia e Germania”.
La coesistenza, per la scuola elementare, del maestro unico e delle 24 ore settimanali risulta, poi, essere –prosegue Nigi- “incompatibile con l’attuale contratto di lavoro. Una scelta irrealizzabile. Nel corso degli anni sono stati introdotti nuovi corsi, come inglese e informatica, mentre l’insegnamento della religione è diventato facoltativo”, con il rischio che nessuna delle discipline possa essere approfondita durante l’anno scolastico.

Andrea Camboni


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2 risposte

10 09 2008
robertalisi

Il futuro dei bambini e dei ragazzi è il nostro futuro
di Alba Sasso e Chiara Acciarini

Senza una discussione in Parlamento, senza un confronto con la scuola, la ministra Gelmini impone un ritorno al passato per decreto legge. Reintroduce il voto di condotta ovunque, i numeri dove da tempo si usavano i giudizi, il maestro unico nella scuola elementare.
Sì, la restaurazione inizia proprio nella scuola che meglio funziona in Italia. Tornare al maestro unico, ridurre l’orario scolastico significa cancellare esperienze importanti e qualificate; significa limitare il diritto di bambine e bambini a imparare meglio e a consolidare dai sei ai dieci anni quelle competenze di base che possono permettere di affrontare meglio ogni successivo apprendimento. Significa eliminare il tempo pieno e tornare al doposcuola degli anni cinquanta. Qualcuno lo spieghi alla ministra: col maestro unico non si fa il tempo pieno.
Ridurre il numero degli insegnanti è l’ossessione di questo governo. Classi più affollate, riduzione degli istituti scolastici sono davvero la ricetta per migliorare e qualificare la scuola? Il commissario europeo Figel ha dichiarato che è necessario aumentare gli investimenti nella scuola italiana. E invece il governo taglia brutalmente le risorse finanziarie e umane. Per fare cassa avremo meno insegnanti di sostegno, meno mediatori culturali che possano permettere una reale integrazione dei bambini stranieri. Tutto questo peserà sulle famiglie, costrette a pagarsi servizi (i trasporti quando saranno soppresse le scuole dei piccoli comuni, addirittura l’assistenza ai bambini con disabilità, le attività pomeridiane, ecc.), sulle donne che dovranno conciliare la riduzione di orario scolastico con il loro lavoro.
Mette paura la brutale indifferenza con cui il governo si confronta con questi problemi :vuole risparmiare e se bambini e ragazzi saranno un po’ più ignoranti ci pensino famiglie e privati a risolvere i problemi.
Ma la scuola italiana non ci sta. I dibattiti sulla scuola cominciano ad essere affollati come non si vedeva da tempo. Si stanno moltiplicando iniziative di protesta in tutta Italia. Anche Sinistra Democratica vuole lanciare una campagna di informazione e mobilitazione contro queste misure ciniche e sbagliate. Organizzeremo dei volantinaggi davanti alle scuole o banchetti in piazza, insieme ad associazioni di genitori, ad altre forze politiche. A Roma (ma sicuramente in tante altre città ) ci sarà l’occupazione simbolica di una scuola. Dobbiamo esserci e dobbiamo sollecitare e sviluppare iniziative analoghe dovunque possibile.

13 09 2008
paola de falco

Maestro in bianco e nero

Maestro unico! Non ci convince per niente! Pur volendo concentrarci sulle belle immagini in bianco e in nero che in questi giorni vediamo in TV: bambini educati, ordinati, impeccabili nel loro bel grembiule nero; rispettosi: si alzano in piedi quando appare la loro affettuosa maestra, e poi ….…. sono così silenziosi . Che quadretto idilliaco! Forse dovevamo vivere in quell’epoca lì, sicuramente, noi insegnanti venivamo considerati con più rispetto. Ma io vivo nel terzo millennio dove le cose sono ben diverse con moltissimi colori, tantissimi suoni che ti stordiscono e ti confondono. Non solo vivo in questo millennio, ma vivo giù allo Stivale, in quella parte considerata sud, meridione, dove svolgo il mio bel lavoro precario quasi da vent’anni (non è questo a preoccuparmi, vorrei solo poter lavorare ), e le posso assicurare, signora Gelmini, che qui la confusione aumenta. Le scuole? Penso che lei sia ben informata su scuole come quelle di Scampia o quelle dei rioni napoletani e periferici. Ecco in quelle classi c’è bisogno di un maestro-eroe, anzi supereroe, meglio con superpoteri! Mi fermo un momento …. non trovo le parole giuste. Quello che mi viene in mente è una proposta: è tempo di scendere in campo (come spesso ben dice il nostro Primo Ministro ) e in un campo sud. La proposta è darle un incarico annuale in una di queste scuole (non sono poche). Questa è sperimentazione! Un anno solo! Da sola naturalmente! Ora voglio mostrale un quadretto colorato della mia esperienza lavorativa in una classe quarta, esperienza fatta nell’anno scolastico precedente, visualizziamo insieme: Ciro che lancia astucci e afferra i capelli delle compagne; Simone che urla e canta; Carmela che non ha mai libri e quaderni e Ciro che spesso li strappa; Maria che vorrebbe poter tornare a casa e trovare mamma e papà; Nunzio arriva in ritardo dopo dieci giorni di assenze perché, come dice , nessuno lo sveglia. Non vi dico che lotta farli venire a scuola con il grembiule, anzi farli venire! Come vede non somigliano affatto a quei bambini in bianco e nero forse perché con il colore le cose si notano di più. Si nota di più se non hanno lavato la faccia la mattina o non hanno dormito; si notano di più i capelli spettinati, gli occhi arrabbiati perché pensano a qualcosa più grande di loro. Le sarà possibile creare l’armonia che lei ha ben chiaro nella sua testa, tutta da sola? E’convinta che con il maestro unico risolverà la “bassa qualità della scuola del sud”? Siamo qui ad aspettare la sua sperimentazione. Mi permetto di dare qualche consiglio: la prima cosa è spiegare la necessità di avere delle regole, spiegando il significato della parola; di insegnare un modo meno aggressivo di rivolgersi al compagno e far capire che gli altri non sono avversari da combattere, insomma insegnare soprattutto l’amore, per poi poter andare oltre. Qui la condotta è così relativa , cara Gelmini, per non parlare dei voti! Nulla sembra rientrare in alcuna griglia valutativa o schemi comportamentali. Non dico questo per lamentarmi, perché in effetti sono stata bene, ho trovato un ambiente lavorativo stimolante; un team di colleghi esperti e grazie alla nostra diversità siamo riusciti a risolvere vari problemi, per quanto mi riguarda è stata dura, ma lavorando insieme riuscivamo a comprendere e a vedere e là dove non riusciva l’uno, riusciva l’altro.
A volte quel punto di vista diverso dal mio è stato illuminante e penso sia stato così anche per gli altri. Vedere qualcosa da prospettive diverse allarga il proprio orizzonte e diventa, così, difficile fossilizzarsi e rimanere con i propri pre-giudizi perché c’è sempre qualcuno che con una frase o con uno sguardo ti sveglia dal tuo assopimento. Non è quello che volevamo? Richiudere di nuovo quella porta dell’aula, dopo che l’abbiamo aperta sul mondo delle possibilità è davvero difficile. Non le sembra triste?

. … curiosità…
Questa lei la chiama “ rivoluzione del sistema scolastico?
Lei lo portava il nastrino in testa? È importante, sa…
Ha poi trovato le case di moda interessate alla divisa scolastica, …. perché anche questo è fondamentale.
L’idea dei corsi intensivi per gli insegnanti del sud derivano dai suoi traumi infantili o da pre-giudizi nordisti?
Ha deciso di “massacrare i figli del sud?” vendicandosi un pochino?

Piccola lettera triste di un’insegnante del sud.

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