CILENTO IN FIAMME, CANADAIR DA ROMA

Campania ancora martoriata a dispetto di chi ancora insiste a dire che gli incendi sono in diminuzione, questa volte le fiamme arrivano nel Cilento in provincia di Salerno. L´incendio, quasi certamente di origine dolosa, ha avuto inizio nel primo pomeriggio. E´ subito scattato l´allarme e sono entrati in azione i mezzi per tentare di domare le fiamme. Numerosi sono i focolai che stanno distruggendo decine di ettari di boschi e di maccchia mediterranea. In particolare, le fiamme hanno avvolto le aree boschive che si trovano tra i comuni di Lustra Cilento e di Roccacilento. Fiamme che, con il trascorrere delle ore, si stanno avvicinando ai centri abitati, minacciando decine di abitazioni. L´allerta è scattata poco prima delle ore 15 e le operazioni sono proseguite per tutto il pomeriggio. Per tentare di domare le fiamme, si sono alzati in volo da Roma due canadair. Con loro alcuni elicotteri e personale dei vigili del fuoco e del Corpo Forestale che sono impegnati nell´opera di spegnimento del vasto incendio. Ma non solo. A supporto degli uomini che sono stati subito impiegati per spegnere il fuoco ed evitare che i boschi vengano completamente distrutti, sono stati chiamati anche decine di uomini del servizio Antincendio Boschivo dei Vigili del Fuoco di Vallo della Lucania e dell´Alento, oltre che una squadra di pompieri del distaccamento di Vallo della Lucania e della Centrale operativa di Salerno.

fonte  www.positanonews.com

Capaccio: auto pirata investe coppia e scappa, s’indaga

Due persone sono state investite ieri sera a Capaccio. Si tratta di marito e moglie di origine partenopea che stavano attraversando la strada.

L’automobile è sopraggiunta ad alta velocità travolgendo la coppia. Sul posto è intervenuta un’ambulanza che ha portato i coniugi nell’ospedale civile di Agropoli.

I medici hanno riscontrato ad entrambi un trauma cranico e lievi ferite giudicate guaribili in alcuni giorni. I carabinieri indagano per risalire al pirata della strada.

fonte  www.salernonotizie.it

Moggi scrive per “Il Cittadino” di Sergio Vessicchio Tutto su Tavaroli,Telecom e Palazzi

Le ultime dichiarazioni di Tavaroli su Telecom e dintorni dovrebbero aver fatto fischiare le orecchie al superprocuratore Palazzi. Però i fischi Palazzi deve averli sentiti sonoramente dopo che Fulvio Bianchi, nella sua rubrica “Spy Calcio” in Repubblica.it, è andato diritto al nocciolo del problema, esprimendo la convinzione che il superprocuratore tornerà ad occuparsi dell’inchiesta sportiva sul dossier Telecom dopo che la chiusura delle indagini della magistratura di Milano ha fatto uscire “carte nuove”. Palazzi, in sostanza, dovrebbe riprendere, ovvero dovrebbe sentire il dovere di riprendere l’inchiesta sportiva a suo tempo chiusa, facendo un percorso simile a quello che ha fatto dopo la conclusione dell’inchiesta di Napoli, aprendo il fronte di “Calciopoli 2”.
Vedremo cosa accadrà, ma al momento va registrato (e rimarcato) quello che scrive Fulvio Bianchi, con una chiarezza che mi pare solare:
“Sono uscite carte nuove, si parla di intercettazioni anche nei confronti dell’ex arbitro Massimo De Santis e dell’ex numero uno della Figc, Franco Carraro. Nulla si sa sul contenuto di quelle intercettazioni ma intanto è apparso tempo fa un dossier, chiamato “ladroni”, dove la vita (privata) di De Santis era stata messa sotto indagine. Un lavoro (proibito) con visure catastali, foto. Gli spioni di Tavaroli erano andati anche a vedere negli alberghi dove De Santis soggiornava prima delle partite. Non avevano scoperto nulla: ma perché e per conto di chi lo avevano fatto? L’ex arbitro, con il suo avvocato, Silvia Morescanti, aveva chiesto le carte ai pm di Milano, in attesa di costituirsi parte offesa e di chiedere i danni (milioni di euro, ovviamente). Ora chiederanno anche le intercettazioni. Una brutta storia, ha detto la Morescanti”. E a questo punto Bianchi si chiede che farà Palazzi: “Ha già centinaia di fascicoli aperti, oltre 600: un lavoro immane. Vorrà rimettere ordine anche su questa storia? Vorrà vederci chiaro? In passato, chissà perché, era stato così veloce”.
L’interrogativo usato dal cronista sembra sottintendere una buona carica di pessimismo sulle prossime mosse del superprocuratore, e quel “chissà perché” lo raccomando a chi è sempre voglioso di misteri. Ma Fulvio Bianchi è andato oltre ed un altro passo merita di essere riportato, laddove parlando di “Calciopoli 2” ricorda i patteggiamenti fatti con la Juve, e con Paparesta padre e Paparesta figlio, sottolineando che
“le carte di quei patteggiamenti non si sono mai viste, le ha chieste l’avvocato dell’ex arbitro Bertini ma non gliele hanno date con la ridicola motivazione che “non erano rilevanti ai fini del decidere”. Per Bianchi, “qualcosa non torna”. “Il processo Sim si è tenuto a porte chiuse, sentenza solo la prossima settimana. Sentenza delicata che porterà ad altri processi (sino al Tar). Pare che qualche avvocato dopo aver abbandonato l’aula abbia intenzione di fare un esposto alla Corte di giustizia della Figc e addirittura alla Procura della Repubblica”.
Tutte queste opinioni di Bianchi avrei potute tirarle fuori io per primo, ma nel caso mi ci appoggio, perché provenienti da una terza parte assumono di sicuro maggiore rilevanza. Nel frattempo sono state rese note le deposizioni fatte ai magistrati da Tronchetti Provera e da Massimo Moratti, deposizioni naturalmente autoassolutorie.
“Tavaroli – afferma Tronchetti Provera – non ha mai avuto nessuna indicazione, né da me, né da Moratti penso, assolutamente, di occuparsi della società di Moggi, ma neanche da Facchetti penso che abbia avuto indicazione di occuparsi della società di Moggi”. Detto che la società non espressamente indicata era la Juve, ma forse non ce n’era bisogno, segnalo ai lettori quel “penso” molto ripetuto che dalle mie parti indica una incertezza solo presunta.
Rendo atto a “Repubblica” di aver scoperchiato con le dichiarazioni di Tavaroli un vaso assai più colmo di quanto qualche ingenuo (?) poteva pensare e di aver smantellato la convinzione, alimentata da qualche parte interessata, che l’affaire Telecom fosse solo
“un budino malfatto dove all’opera era solo una combriccola di tre persone che voleva lucrare un po’ di denaro per far bella vita e che avrebbe abusato dell’ ingenuità di Tronchetti Provera e Carlo Buora”, il quale ultimo era amministratore delegato di Telecom ed aveva cariche di peso anche all’interno del cda dell’Inter, cioè sapeva tutto di quanto accadeva da una parte e anche dall’altra.
Ora abbiamo conferma che lo scandalo Telecom è di proporzioni enormi, e in esso ha il suo cantuccio importante il versante calcistico e segnatamente il filone interista. Nelle sue dichiarazioni Tavaroli illustra il suo stretto, diretto e duraturo contatto con i vertici di Telecom, vale a dire con Tronchetti Provera e Buora, e dunque nessuno dei due, e tantomeno il primo, può dire che nulla sapeva di quello che Tavaroli faceva, che era poi quello che gli veniva ordinato, a cominciare dalle informazioni e dai dossier, anche in ambito calcistico, che Tavaroli chiedeva ad
Emanuele Cipriani, che è quel Cipriani titolare della Polis d’Istinto, cui furono commissionate le indagini, ad esempio, a carico di Vieri, ma anche a riguardo della Gea, della Juve, del sottoscritto, di Mutu. E a cosa potevano servire quelle indagini se non all’Inter, che infatti le pagò, anche se il patròn nerazzurro messo alle strette ammise solo quelle per Vieri? Questi nomi appaiono nelle carte della Procura di Milano, ora a disposizione di tutti i 34 indagati della vicenda Telecom.
Nell’elenco di esponenti del calcio finiti nel mirino della Security Telecom c’erano il sottoscritto e tanti altri, perché
“per sapere se i trofei bianconeri erano stati vinti all’insegna della trasparenza” (e che titolo aveva Tavaroli, o per esso i suoi committenti, per fare quest’indagine?), il capo della Security Telecom mise sotto controllo persino il cellulare dell’allora presidente della Figc Carraro, quelli della Gea, degli arbitri Salvatore Racalbuto e Massimo De Santis. “Evidente il nesso – a giudizio anche di Repubblica – tra queste operazioni e il rapporto tra Marco Tronchetti Provera e l’Inter dell’amico Massimo Moratti. Tavaroli, per capire il motivo di tanti insuccessi inanellati dalla presidenza morattiana, si sarebbe mosso ovviamente con i suoi strumenti”.
A questo punto non c’è chi non veda che a tutti potevano essere affidate le intercettazioni per Calciopoli, meno che alla Telecom che, com’è noto, in migliaia di telefonate non ne trovò una, che sia una, in cui comparisse l’Inter, qualcuno dei suoi dirigenti, o dei suoi calciatori. Eppure fermissima fu la dichiarazione del designatore Bergamo che testimoniò che lui veniva chiamato a telefono da tutti e che tutti egli riceveva, anche quelli dell’Inter. Quando io sottolineai questa discrepanza, che per essere verosimile sarebbe dovuta essere molto più che miracolosa, mi si obiettò da parte di un foglio rosa che il club cui erano indirizzate le mie osservazioni era adamantino, al di sopra di ogni sospetto, e fu, anzi, da quel momento che per l’Inter venne coniata l’etichetta di
“banda degli onesti”.
Questa è storia nota, ma non è mai tardi e inutile rimarcarla, perché la memoria non è un esercizio molto seguito nel calcio, quando scientificamente la si vuole trascurare. E per dare una rinfrescata all’argomento posso ricordare un’altra testimonianza di Tavaroli che risale all’11 ottobre di due anni fa ma che in tema mi sembra assai pregnante. Nell’interrogatorio reso ai magistrati Tavaroli riferì che
“i dirigenti dell’Inter” gli chiesero di fare indagini sull’arbitro De Santis e, a richiesta di maggiori dettagli, precisò di aver parlato con l’allora presidente Giacinto Facchetti e che a passare la cornetta era stato il patron Massimo Moratti in persona. In un intervista all’Espresso Moratti sostenne di non aver mai incontrato Tavaroli e di non essere stato a conoscenza del “dossier De Santis”. Al “Corriere della sera magazine” aveva invece detto il contrario. Così va il mondo, ma dubito che ci possa essere ancora qualcuno disposto a credere all’estraneità dell’Inter negli affari della premiata ditta Telecom e della sua Security Service.

Luciano Moggi

Camerota panico al Porto, peschereccio si schianta con altre imbarcazioni

E´ stata la catena di ancoraggio di un motoscafo a far sbandare e urtare contro una banchina di transito del porto di Marina di Camerota, nel Cilento, fra Palinuro, Ascea e Pisciotta, durante le manovre per il disormeggio, il motopeschereccio “Balena bianca”. La grossa imbarcazione da pesca, della lunghezza di 29 metri e mezzo, ieri notte è finita con l´elica in una catena di un motoscafo ancorato sulla banchina di transito, schiantandosi poi su alcune imbarcazioni che si trovavano ormeggiate e a bordo c´erano delle persone che riposavano.
Fortunatamente l´impatto non è stato violento, grazie all´intervento dei proprietari delle imbarcazioni che hanno immediatamente mollato le cime e alzato i parabordi. Grande, invece, la paura. Sul posto sono subito intervenuti gli uomini della capitaneria di porto agli ordini del comandante Antonio De Santis, che dopo aver escluso la presenza di feriti hanno proceduto ad accertare le cause dell´incidente. Sulla banchina si sono portati anche tantissimi curiosi e diportisti che sono usciti dalle proprie imbarcazioni per capire cosa fosse accaduto. La capitaneria ha avviato una serie di indagini per risalire alla dinamica dell´incidente, e nella giornata di ieri sono stati sentiti alcuni testimoni.
Intanto a Marina di Camerota monta la protesta di diportisti e pescatori che lamentano le dimensioni troppo grosse del peschereccio “Balena bianca” rispetto a quelle del porto. In effetti non è la prima volta che si verifica un episodio di questo tipo. Tre anni fa, in inverno, lo stesso peschereccio causò l´affondamento di un´altra grossa imbarcazione che era ormeggiata vicino ad un pontile. «Siamo stanchi di subire danni – ha dichiarato Antonio, pescatore da quarant´anni – Se il Metrò del Mare non può entrare perché è troppo grande, non ci spieghiamo perché questo peschereccio riesce ad ormeggiare nel porto. Nulla contro il comandante e l´equipaggio del “Balena bianca, ma noi dobbiamo difendere le nostre barche». Sempre sul porto di Camerota in questi giorni gli uomini della guardia costiera hanno effettuato oltre venti contravvenzioni ad automobilisti che avevano parcheggiato in una zona adiacente al molo di soprafflutto, riservata esclusivamente ai pescatori locali.