Omicidio Pecora, 50 anni di carcere

27 03 2008

 
   
 
 
 
 
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PAOLA DESIDERIO Agropoli. Diciotto anni a Pasquale Giordano, sedici a Maurizio Corradino e Antonio De Rosa. Si è concluso ieri il processo in primo grado nei confronti dei tre giovani di Agropoli accusati dell’omicidio del benzinaio Davide Pecora (foto in basso). In appena otto mesi dal fatto (avvenuto il 7 luglio del 2007) sono state emesse le condanne. Il gip del Tribunale di Vallo della Lucania La Rocca ha accolto in pieno la richiesta del pm Francesco Rotondo per quanto riguarda Giordano, l’autore materiale dell’omicidio. Il pm aveva chiesto diciotto anni per tutti e tre, equiparando le loro posizioni. Il gip ha condannato a sedici anni rispettivamente Maurizio Corradino (difesi dagli avvocati Massimiliano Forte e Annalisa Califano) e Antonio De Rosa (difeso dall’avvocato Arnaldo Franco) riconoscendo ai due il concorso anomalo nell’omicidio e quindi la non volontà soggettiva di uccidere. Il processo, con rito abbreviato, è giunto a termine ad appena otto mesi di tempo da quella terribile sera del 7 luglio, un afoso sabato estivo, in cui Davide Pecora fu assassinato. Secondo quanto ricostruito con le indagini coordinate dal sostituto procuratore Francesco Rotondo e dal procuratore capo Alfredo Greco, il benzinaio, intorno alle 21, era nel distributore di famiglia Ip, in Via Marrota, nei pressi dello svincolo di Agropoli Sud della variante alla Strada Statale 18. Stava sbrigando le ultime cose, prima di chiudere e andare via. Oltre a Pecora e alla figlia Maria nel distributore c’erano ancora i dipendenti e, tra loro, Antonio De Rosa, assunto lì appena da pochi giorni. In base alla ricostruzione dei fatti fu allora che al distributore arrivò il motorino con a bordo Maurizio Corradino alla guida e Pasquale Giordano seduto dietro. Entrambi indossavano il casco per nascondere il volto. Il benzinaio capì subito che avevano cattive intenzioni. Il giovane seduto dietro imbracciava un fucile, minacciando il benzinaio entrò con lui nel gabbiotto dove c’era la cassa e dove si trovava anche la figlia Maria. Fu allora che partì il colpo fatale: il benzinaio si accasciò tra le braccia della figlia, non ci fu nemmeno il tempo di soccorrerlo. Bastarono poche ore ai carabinieri della compagnia di Agropoli, coordinati dal capitano Giorgio Borrelli, per capire che De Rosa non era estraneo alla rapina e a collegarlo agli altri due assieme a cui i militari lo avevano notato in passato. De Rosa venne arrestato durante la notte, il giorno successivo furono rintracciati anche Giordano ad Aprilia, e Corradino, riparato a Nocera. «Ricorreremo certamente in appello sulle attenuanti – hanno annunciato i difensori di Maurizio Corradino, Forte e Califano – che sono state riconosciute equivalenti alle aggravanti, affinché vengano considerate prevalenti, per la giovane età e per il comportamento processuale corretto del nostro assistito. Chiederemo di revisionare l’entità della pena».

fonte www.ilmattino.it





Agropoli: lezioni private ai suoi alunni, docente nei guai

27 03 2008

Lezioni private a casa agli alunni della sua scuola. E’ costato caro il doposcuola ad una insegnante 64 enne di un liceo classico ad Agropoli accusata di concussione dalla Guardia di Finanza che ha fatto irruzione nella sua abitazione mentre la prof impartiva lezioni di greco e latino ad una decina di alunni della sua scuola. La successiva perquisizione ha permesso alle Fiamme Gialle di scoprire un’aula attrezzata. All’origine del blitz dei finanzieri diretti dal capitano Salvatore Perrotta gli esposti di alcuni genitori indirizzati alla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania.

fonte www.salernonotizie.it





Agropoli: Omicidio Davide Pecora. condannati gli assassini

27 03 2008

A meno di un anno dall’omicidio, arrivano le sentenze in merito all’omicidio di Davide Pecora .

agropoli omicidio davide pecora

Pasquale Giordano, condannato a 18 anni di reclusione

Antonio De Rosa, condannato a 16 anni di reclusione

Maurizio Corradino, condannato a 16 anni di reclusione






SALERNO, OPERAZIONE ANTIBRACCONAGGIO DEL WWF NEL CILENTO

27 03 2008

A seguito di segnalazioni pervenute presso gli uffici dell’Assessorato Provinciale alla Tutela Animali di Salerno, gli agenti del WWF, sollecitati dall’Assessore Piero Cardalesi, si sono portati nel comune di Castellabate per verificare la presenza di bracconieri che praticano l’uccellagione (cattura massale di uccelli con reti da posta) nell’ area del Parco del Cilento. Giunti nell’area segnalata e dopo un’attenta perlustrazione, gli agenti hanno avvertito un forte cinguettio provenire dalla mansarda di una casa della zona, segno inequivocabile della presenza di avifauna. Ottenuta la pronta collaborazione dei Carabinieri della vicina Stazione di Castellabate, si è proceduto a visitare l’interno dell’abitazione con la piena disponibilità del proprietario. E’ stato solo a quel punto che il gruppo formato da oltre 10 agenti si è reso conto dell’estrema gravità della situazione scoperta:

diverse reti usate per l’uccellagione, gabbie trappole a scatto manuale, centinaia di gabbiette, voliere, aste per zimbelli vivi, etc.

Insieme ai mezzi di cattura vietati sono stati ritrovati anche molti uccelli vivi, circa un centinaio, tutti appartenenti a specie particolarmente protette e tenuti in gabbia in condizioni precarie. Tra questi vi erano:

cardellini, fanelli, lucherini, frosoni, fringuelli, verzellini e verdoni. La cosa che ha più inorridito gli operanti è stato scoprire che molti esemplari erano stati legati con imbracature di spago per facilitarne l’uso come richiami vivi (gli uccelli vengono strattonati per provocarne il volo ed attirarne degli altri), altri avevano le ali tagliate per costringerli a non muoversi e purtroppo, in alcuni casi, ai poveri uccelletti erano stati accecati gli occhi, pratica barbara usata per stimolarne le doti canore.

Giunti in caserma, al bracconiere è stata ipotizzata l’infrazione di diversi reati e in particolare, esercizio dell’uccellagione, con l’aggravante dell’Area Parco, detenzione di specie particolarmente protette dalla Convenzione di Berna, furto venatorio, ricettazione, ma soprattutto il crudele e ingiustificato maltrattamento animale. L’unica nota positiva della giornata è stata la liberazione di più della metà degli esemplari in aperta campagna, sotto lo sguardo contento di alcuni curiosi attirati dall’evento inconsueto.

Più volte ci è capitato e ci capiterà di avere a che fare con atti di bracconaggio di questo genere, che il più delle volte si possono reprimere solo laddove ci sia l’ impegno e la sensibilità di persone civili, ma ogni volta non si può che restare basiti di fronte alla crudeltà gratuita di uomini che osano definire passione la sevizia di uccelli inermi al solo scopo di procurarsi piacere o facile guadagno

 fonte








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