Un presepe subacqueo nel porto di Agropoli, in occasione del natale 2008. E’ il progetto dell’ADA, l’Associazione dei Diportisti Agropolesi i collaborazione con i centri subacquei della cittadina cilentana. L’associazione, formata da oltre 200 associati, ha infatti annunciato la realizzazione di un presepe subacqueo che verrà
installato sul fondo del mare di Agropoli prima delle vacanze del prossimo natale. La novità sta nel fatto che il gruppo, realizzato in etroresina, potrà essere osservato anche da chi non è in grado di cendere a profondità proibitive, come invece è stato finora per gli altri presepi subacquei. “Abbiamo intenzione di installare il presepe in un’area dalla quale potrà essere ammirato anche da chi non sa
nuotare o non vuole tuffarsi in mare – ha spiegato Luigi Tepedino, presidente dell’ADA – l’idea è quella di collocare la natività all’interno del porto. In questo modo, esso potrà essere ammirato anche da
chi passeggia sul molo.”. Insieme al presepe subacqueo, le cui statue saranno alte all’incirca un metro e quaranta, una seconda natività verrà ospitata all’interno di una imbarcazione, che verrà ancorata nel
porto turistico. Il progetto verrà finanziato da sponsor privati.
Archivi Giornalieri: 21 febbraio 2008
agropoli: omicidio davide pecora – Una rapina per dividerci un po’ di soldi
Davide Pecora viene ammazzato a freddo, in appena quattro secondi, quanti ne conta il cronometro in basso a destra sul filmato della videosorveglianza della pompa di benzina. Attimi drammatici, il povero Davide Pecora che si accascia sulla soglia del gabbiotto mentre i rapinatori fuggono e Antonio De Rosa, l’operaio basista della rapina conserva, incredibilmente e freddamente, la forza di chiamare i soccorsi. Quattro secondi che scorrono sul video fatto proiettare dal pm Francesco Rotondo che quasi si scusa se è costretto a riproporre quella scena straziante a chi è presente in aula: avvocati e familiari degli imputati ma soprattutto della vittima, Davide Pecora. «Chiedo per tutti gli imputati – De Rosa Antonio, Giordano Pasquale e Corradino Maurizio – la condanna a diciotto anni di la condanna a diciotto anni di carcere». Conclude così la sua requisitoria il pm Francesco Rotondo alla prima udienza del rito abbreviato. Non cedere all’emozione, puntatutto sulla ragione, il pm che indirizzò le indagini dei carabinieri immediatamente sulla pista giusta. Tanto da chiudere il caso in pochissime ore. Se ne riparlerà mercoledì 5 marzo prossimo. E a pensare che proprio il benzinaio ammazzato quando era in vita aveva impiegato gli stessi quattro secondi, per consigliare ai dipendenti il comportamento da osservare in caso di rapina: «Ragazzi, se arrivano i rapinatori date subito i soldi, non opponete resistenza, prima la vita e la salute e poi i soldi…». Ad ascoltarlo, con quelle parole che che diverranno triste presagio testamentario, c’è anche Antonio De Rosa, lo studente di medicina che da tre mesi appena lavora come benzinaio al distributore di Agropoli. «Io lo sapevo e lo dissi anche ai miei amici, venite lì, anche con un taglierino ma non portate armi. Se portate armi portatele scariche tanto sia io, come il mio padrone, vi diamo subito tutto e poi dividiamo…» dice Antonio De Rosa nel corso dell’interrogatorio. È il primo imputato ad essere interrogato nel giorno del giudizio abbreviato nell’aula Giacumbi del tribunale di Vallo. Lui fu contattato qualche giorno prima dle colpo dai suoi amici. «Mi dissero: ora sia tutto e devi fare la rapina altrimenti sappiamo chi sei e ti verremo ad ammazzare» dice Antonio De Rosa. I tre imputati arrivano in aula in manette. In aula ci sono i parenti di Davide Pecora (si costituiranno parte civile) i familiari degli imputati Corradino e Giordano. «Signor giudice – chiede l’avvocato Arnaldo Franco che assiste De Rosa – chiediamo che gli imputati in aula assistano all’udienza senza manette». Il giudice si affida alla valutazione degli agenti della polizia penitenziaria. «Non è possibile, per motivi di sicurezza» dice il giudice. C’è il timore che i tre imputati in aula possano venire a contatto, lanciarsi l’un contro l’altro. Ma non ci sarebbe neppure spazio. Antonio De Rosa è quel ragazzone che nessuno immaginerebbe mai in una banda di rapinatori sanguinari. «Io non chiedo perdono, che lo chiedo a fare? È dentro di me che mi sono pentito. Era una cosa che non avrei mai doluto fare» dice De Rosa. E il giudice: «Scusi ma perchè l’ha fatta, questa rapina?». Lui risponde: «Per dividerci un pò di soldi…». E pensare che proprio lui sapeva che non ci sarebbe stato mai un bottino ricco, perchè lui lavorava con Davide Pecora. «Lui sapeva tutto» dirà Pasquale Giordano, il giovane che ha sparato. Che si presenta al giudice senza tanti giri di parole: «Io sono un tossicodipendente, ho tre figli. E quel sabato ero pieno di alcool e fumo…». È lui che spara con un fucile a canne mozze. Colpisce il benzinaio al polmone, mentre il povero Pecora è seduto alla scrivania del gabbiotto. «C’è stata una colluttazione» si difende Giordano. «E ho sparato» aggiunge. Il pm: «Una bugia confermata dall’autopsia», mentre Maria Pecora, la figlia presente alla rapina ed ora in aula, ciondola la testa assentendo alla ricostruzione del pm. Un colpo, quattro secondi e poi la morte. Una rapina incompiuta ed un delitto avvenuto, millesettecento euro che restano sparpagliati sulla scrivania in quella drammatica serata di inizio estate.
ANTONIO MANZO – il mattino
