LA FOTOGRAFIA – di catello nastro

17 02 2008

Cicerale, anni ’50.  Un vecchio contadino va dal medico della mutua per farsi visitare perché ha un forte mal di schiena “’ngoppa a lu turzo re cora”, cioè nel fondoschiena.

Il medico lo visita accuratamente ma poi decide di mandarlo da un suo amico a Salerno per fare una radiografia alla bassa spina dorsale.

Il vecchio, che aveva circa sessant’anni, ed a quei tempi i contadini a sessant’anni erano già vecchi perché conducevano una vita dura in quando non avevano tutte le attrezzature ed i macchinari agricoli che ci  sono oggigiorno ed erano quindi costretti a lavori estenuanti anche durante l’inverno quando faceva freddo o in estate quando infuocava il solleone, si chiamava Giovanni, ma tutti nel paese lo chiamavano Giuvannino perché non era molto alto e nello stesso tempo era anche molto magro sebbene si diceva in giro che mangiava come un maiale.

Infatti una volta mangiò addirittura sei piatti di fusilli e cinque pezzi di castrato al ragù.

Giovannino non è mai uscito dal suo paese, è stato solo qualche volta alla fiera di Agropoli, a quella di Mercato Cilento, poi è andato anche a trovare dei parenti ad Eredita ed Ogliastro ed il viaggio più lungo che fece fu quando andò a passare la visita militare al distretto di Salerno.

Allora fu accompagnato dal padre col calesse ma siccome partirono di mattino presto per trovarsi in orario per la visita di leva, egli praticamente non aveva visto niente del capoluogo della sua provincia.

Alle sei e trenta, quando incominciava a fare giorno, Giovannino indossò i panni puliti perché il dottore che lo aveva visitato al suo paese gli aveva detto che probabilmente durante la visita a Salerno avrebbe dovuto spogliarsi e quindi era conveniente cambiarsi i calzini, le mutande e tutto il resto.

Il vestito del matrimonio gli andava ancora abbastanza bene proprio perché non era ingrassato di un grammo da quando si era sposato e quindi con una certa dignità il nostro Giovannino si apprestava a salire sulla vecchia e rumorosa corriera.

Verso le dieci la corriera arrivò a piazza della Concordia a Salerno.

Era il capolinea, scese, dopo che gli avevano detto che la corriera nel pomeriggio alle ore diciassette sarebbe ripartita da quel posto per fare ritorno a Cicerale.

Durante tutto il tragitto Giovannino stava con gli occhi spalancati verso il finestrino della corriera per ammirare il paesaggio.

Dopo Monte Cicerale erano arrivati ad Ogliastro Cilento e qui la corriera si era immessa sulla Strada Statale  18; dopo il bivio della Mattine erano passati per Paestum, quindi Ponte Barizzo e di poi per Battipaglia che si stava riprendendo e stava ricostruendo dopo lo sbarco alleato.

Dopo Belvedere arrivarono a Pontecagnano e di qui finalmente a Salerno.

Forse era il viaggio più lungo che aveva fatto in corriera.

Sceso dall’autobus chiese informazione ad un vigile dove si trovava piazza Garibaldi. Il vigile spiegò per ben tre volte ed infine il nostro capì.

Arrivò dopo aver camminato per circa un’ora a Piazza Garibaldi, qui incontrò un altro vigile che gli indicò il palazzo dove doveva andare.

Sulla porta c’era scritto “ Centro di radiologia S. Gennaro” ed il nostro capì che lì dentro avrebbero potuto fargli la radiografia.

Entrò e si trovò di fronte ad una bella signora dai capelli lunghi e dal camice bianco, anzi bianchissimo.

-          Dite. – gli disse la signora dal camice bianco appena lo vide entrare.

-          Scusati. Io vengo ra lu paese re Ciciralo, e cca’ m’ha mannato lu miereco re la mutua e m’a ditto ca m’avita fa la futugrafia a lu turzo re cora. –

-          Bene. Faccia vedere la richiesta che le ha fatto il medico. – disse la donna dal camice bianco sorridendo per l’ignoranza del nostro – e leggiamo cosa c’è scritto… –

La donna lesse attentamente il documento e poi disse:

-          Ecco, voi dovete fare la radiografia alla colonna vertebrale nel tratto basso lombare: Costa tremila lire. –

-          Ne’ signo’, ma io addò li piglio le tremila lire. Io songo puverieddo a fazzo lu cuntadino siccome tengo nu’ rulore a lu turzo re cora nun pozzo nimmeno fatiare. Nun me putisseve fa na’ futografia cchiù zeca ca costa re meno? –

-          Mi dispiace, ma non è possibile.  -  Disse la donna dal camice bianco – la radiografia o si fa o non si fa e se si fa mi dovete dare prima le tremila lire, se no andate da qualcun altro che è probabile che vi farà risparmiare. –

Giovannino, mezzo sconsolato perché aveva portato solamente due banconote da cinquecento lire con le quali al suo paese poteva vivere anche una settimana, pensò di trovare qualcun altro che gli avrebbe fatto il lavoro con meno di mille lire.

-          Scusati – disse ad un signore con la cravatta che incontrò in mezzo alla strada – io m’avesse fa na’ futugrafia a lu turzo re cora, sapisseve indica’ nu’ fotografo a buon prezzo. –

-          Guardo, proprio in quel palazzo, a cento metri da noi c’è un fotografo ed è anche bravo ed economico. Disse il signore con la cravatta.

Giovannino vide il negozio e capì subito che era quello che cercava perché aveva molte fotografie esposte in vetrina, mentre dove era andato prima, dalla signora col camice bianco, di fotografie non ne aveva visto nemmeno una.

Entrò, fece vedere la carta al fotografo, il quale capì che Giovannino era un ignorante anche mezzo tondo e gli disse che poteva eseguire il lavoro.

-          Scusati, ma quanto ve pigliati pe la futugrafia? –

-          Seicento lire e vi faccio quattro pose. -  Disse il fotografo.

-          Vui siti veramente nu’ bravo cristiano, la signora cu’ lu cammeso janco vuleva trimila lire pe’ na’ posa sulamente. – rispose Giovannino riconoscente.

Il fotografo già pregustava la gioia nel vedere il vecchio contadino cafone quando sarebbe tornato a casa e avrebbe fatto vedere la foto a qualcuno.

-          Adesso, buon uomo – disse il fotografo – abbassatevi i pantaloni, abbassatevi pure le mutande, poi chinatevi che io vi faccio una bella fotografia al fondoschiena. –

Allontanando un certo senso del pudore, tanto si trovava di fronte ad un uomo come lui, Giovannino si sbottonò i pantaloni e li abbassò, di poi allentò anche lo spago col quale manteneva le mutande e queste caddero giù di colpo ed infine quando decise che il suo fondo schiena sarebbe stato ben visibile, con tutte le sue vergogne appese, si chinò sul davanti.

-          Adesso fermo. State fermo un istante e non vi muovete che faccio in un attimo. –

Dopo dieci minuti il fotografo uscì dalla camera oscura e mise le fotografie dentro una busta di carta oleata che Giovannino s’apprestò a mettere al sicuro nella tasca destra della giacca.

Pagò le seicento lire, ringraziò il fotografo ed uscì.

Arrivò alla corriera che stava parcheggiata in piazza della Concordia con circa due ore di anticipo.

Se sedette al terzo posto sulla destra e schiacciò un pisolino: tanto avrebbe mangiato la sera a casa sua.

Inoltre la moglie gli aveva detto di non mangiare perché durante il tragitto poteva patire di stomaco.

Il mattino seguente nella piazza principale del paese incontrò il vecchio zio che gli chiese di vedere la radiografia che egli aveva fatto a Salerno.

Giovannino ritornò a casa, prese la busta e la portò allo zio che era anche mezzo veterinario perché curava gli asini, i maiali ed anche le capre.

Questi, che non ci vedeva tanto bene, infilò un vecchio paio di occhiali che si ricordavano la prima guerra mondiale e gli erano stati lasciati dal nonno buonanima, se li legò con lo spago dietro le orecchie e guardò la foto nella quale si vedeva chiaramente il deretano di Giovannino con gli attributi che pendevano nel centro.

Dopo aver guardato attentamente il vecchio zio così commentò:

-          Ma lu ssai ca si’ vinuto proprio bene: Si venuto paffutiello re faccia, ma lu nureco a la cravatta te lu si fatto troppo gruosso!!! –

Catello Nastro www.catellonastro.it

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2 risposte

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16 10 2010
Catello Nastro

Agropoli
COSTITUITO IL COMITATO “AMICI DI FRANCESCO SCARPA”

Agropoli – Si è costituito il comitato culturale “Gli amici di Francesco Scarpa” lo studente prematuramente scomparso il 26 gennaio del 1996, dopo una lunga ed intraprendente lotta per la costruzione del nuovo edificio del Liceo Scientifico di Agropoli. Il comitato, guidato dal collega Lorenzo Barone nella veste di presidente e in quella di coordinatori il professore Catello Nastro ed il professore Rosario Scarpa, questo ultimo papà del compianto giovane, la cui anima “benedetta” ebbe a volare in Paradiso, quando non aveva ancora raggiunto l’età maggiorenne, ossia quella del diciottesimo anno. Il sopra citato comitato “Gli amici di Francesco Scarpa”ha lo scopo di chiedere all’Amministrazione Comunale della Città, alla cui guida ben si distingue l’avvocato Franco Alfieri, l’intitolazione del plesso scolastico in via di ultimazione, alla memoria di Francesco Scarpa. I promotori della richiesta, hanno conosciuto a suo tempo il giovane rappresentante d’istituto ed apprezzate le sue doti morali ed umanitarie, nonché la nobiltà dei suoi ideali sul cammino della legalità e del diritto degli studenti. In alternativa della richiesta di cui sopra i firmatari della presente petizione desidererebbero l’assegnazione della biblioteca oppure, in alternativa, l’Aula Magna. Tra i sottoscrittori della petizione abbiamo personaggi illustri del mondo della scuola, dell’arte, della letteratura, dell’imprenditoria, dell’informazione e di altre importantissime sfere culturali. Questi alcuni dei nomi che hanno apposto la firma al margine del documento: Domenico Chieffallo, scrittore e storico meridionalista – Francesco Bruno, dirigente scolastico – Antonio Infante, scrittore e storico del Cilento – Germano Bonora, già professore nei Licei – Luciano Castellano, docente e scrittore – Antonio Iorio, professore – Gennaro De Marco, vice dirigente – Mario Pesca, avvocato – Antonio Domini, già Sindaco di Agropoli – Paolo Serra, già Sindaco di Agropoli e dirigente scolastico dell’Istituto Nobel – Cristoforo Cappetta, professore – Salvatore Cantalupo, medico, cultore – Pasquale Volpe, già vicesindaco di Agropoli – Nicola Di Luccio, ufficiale in pensione – Nicola Iannuzzi, ingegnere – Giancarlo Giannella, avvocato – Giulio Cantalupo, ex direttore bancario. A questi nomi, naturalmente, se ne aggiungeranno altri per rendere dovuto e meritato omaggio alla memoria di un giovane altruista a cui non è stato concesso di diventare adulto.

Lorenzo Barone

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