AGROPOLI ANNO MILLE
Il Medioevo nei paesi piccoli del Cilento ed in particolare modo in quelli dell’entroterra cilentano acquistava caratteristiche più accentuate proprio per la distanza che esisteva tra in paese e l’altra ed anche per la difficoltà delle comunicazioni.
Agropoli, pur essendo situata vicino al mare, non ne traeva assolutamente vantaggio perchè tutti quelli che venivano nel paese certamente non venivano con intenzioni pacifiche.
Basti pensare ai Saraceni che arrivarono dal mare e saccheggiarono più volte la città fino a quando, nell’anno 882 dopo Cristo si stabilirono addirittura nel castello e per alcuni decenni dettarono legge nel territorio.
Gli abitanti del posto, quindi, non sempre vedevano di buon occhio coloro che arrivavano dal mare e non appena scorgevano dalla torre di San Marco o dalle torrette del castello una barca non conosciuta, correvano a prendere le armi e rinchiudersi nel castello per opporre una eventuale resistenza.
In questi anni i paesi del Cilento assistettero all’arrivo del primi monaci basiliani che in verità furono molto utili al territorio: fondarono vari eremi in molti paesi attorno ai quali si costituirono alcuni centri che dopo secoli sono diventate delle vere e proprie cittadine
Costruirono, naturalmente con l’aiuto della popolazione del posti delle chiese bellissime ed artisti locali oltre che quelli venuti da fuori le adornarono con interessanti affreschi e stupende statue di Santi.
Mentre l’arrivo di questi monaci fu un fatto positivo per i nostri paesi, subito si verificò un fatto negativo: accanto a costoro arrivarono nelle nostre contrade dei malfattori che per sfuggire alla giustizia terrena nel loro paese, indossarono il saio e vennero a stabilirsi quì da noi.
Naturalmente fino a quando si comportarono bene furono bene accetti dalla popolazione, ma quando incominciarono a compiere della azioni non veramente caritatevoli, attirarono su di loro le ire del rozzo ma onesto popolo cilentano e subirono subito le tristi conseguenze dei loro misfatti.
Fra Cordone e frà Brachetta erano due di questi malfattori.
Non appena arrivarono ad Agropoli incominciarono a pregare come facevano tutti quanti gli altri monaci.
D’altro canto essendo stranieri molto spesso recitavano le preghiere nella loro lingua.
Naturalmente non conoscevano il latino e quindi predicavano in un frammisto di lingue strane che tanto gli abitanti del popolo non potevano contrastarli perchè appunto essi non conoscevano questo parlare.
Le chiese erano affollate ed ogni mattina, prima di andare a lavorare nei campi, tutta la gente del paese andava in chiesa per pregare assieme ai due falsi monaci affinchè il paese fosse sempre libero dalla presenza di cattivi soggetti.
Ma essi non sapevano che i cattivi soggetti li avevano in casa sotto false spoglie.
Fra Cordone, che era brutto come il diavolo, si era invaghito della moglie di Mastro Giacchino il porcaro, detto anche Sanapurcelle.
Egli non la perdeva un attimo di vista, voleva che lei si confessasse almeno due o tre volte la settimana e durante la confessione cercava di sapere il più possibile della vita coniugale della prosperosa moglie del Sanapurcelle di quello che il marito le faceva e di quello che lei faceva al marito.
- Se non ti purifichi con la confessione sarai destinata alle pene eterne dellinferno, dove si soffre in mezzo al fuoco o in mezzo ai ghiacci come quelli che vedi sul Montestella nei mesi invernali. Tu devi ascoltare solo la voce del tuo confessore e fare tutto quello che lui ti dirà. Ma ricordati che non devi fare parola alcuna col tuo consorte altrimenti attirerai su di te l’ira celeste, la rogna invaderà il tuo corpo e tu diventerai come un’appestata, piena di bubboni e nessuno al paese vorrà più avere contatti con te. Tutti ti allontaneranno e tu sarai costretta a vivere come una bestia in mezzo alla campagna di Trentova o sul Colle S.Marco lontano dai tuoi cari e dal paese tutto. Ascolta donna, non confidare a tuo marito
quello che io ho detto. Ora va in pace e ricordati di tornare da me domani sera sul tardi. –
La donna si ritirò a casa sua e pensò di confidarsi con la suocera e questa a sua volta si confidò col figlio, cioè il marito della donna che faceva il porcaro ed il Sanapurcelle.
- Domeneddio Benedetto! Che tipo di frate mandasti in esto loco. Un frate porco più porco dei miei porci. Ma io giuro che se esso avrà comportamenti da porco come tale lo tratterrò. –
La sera seguente la donna si recò presso il frate per espiare i suoi peccati, ma fra’ Cordone invece di pregare, cercò di approfittare della ingenua donna che pur avendo paura delle ire celesti e di andare a soffrire le pene dell’ inferno, pur tuttavia non voleva soggiacere col falso e sporcaccione monaco.
Un urlo si alzò al cielo nel mentre fra’ Cordone cercava di fare violenza alla moglie del porcaro.
Questi che stava nascosto dietro una porta assieme ai suoi tre fratelli, porcari pure loro, non appena videro che il falso monaco voleva fare le porcherie con la moglie del porcaro che era anche loro cognata, lo presero e lo trascinarono su di un grosso tavolaccio.
Il porcaro caccio fuori dal fodero che portava sempre alla cintola il coltello che serviva alle sue operazioni sui porci e dopo che i fratelli denudarono il falso monaco egli si apprestò ad eseguire la solita operazione.
Era la prima volta che la compiva su un essere umano: ma tanto per lui era la stessa cosa.
Porco era il maiale e porco era pure il malfattore travestito da frate.
Il suo degno compare, fra’ Brachetta, porco pure lui, il giorno dopo, non appena seppe la notizia che il suo socio era stato evirato, scappò di corsa facendo perdere le sue traccie.
Fra Cordone, invece, restò al paese.
Tanto non poteva più insidiare le donne del paese, non poteva fare più porcherie.
Venne assunto dal Sanapurcelle che lo nominò anche suo assistente e se lo prese a vivere sotto il suo tetto, naturalmente dentro la stalla.
Oramai il falso monaco non poteva più nuocere a nessuno; finì la sua carriera di frate ed incominciò quella di chirurgo.
Imparò a fare l’operazione a sue spese.
Aveva deposto il saio ed aveva indossato gli abiti civili.
Ma per rispetto tutti gli abitanti del paese lo chiamarono sempre frate: ma non più fra’ Cordone, ma solo fra’ Sceppullo.
Questa è una storia dell’anno mille nel nostro Cilento.
I personaggi e gli interpreti sono puramente casuali, ma il fenomeno dei falsi monaci perdurò per alcuni anni e quasi tutti fecero una brutta fine!!!
Catello Nastro www.catellonastro.it

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