Agropoli: Al via l’iniziativa di teatro – terapia al Liceo “A. Gatto”

7 02 2008

agropoli liceo gatto

Ha preso il via nei giorni scorsi, presso il Liceo Scientifico “A. Gatto” di Agropoli, l’attività di teatro sociale diretta dall’Associazione “Giovani Fautori” di Salerno, promosso congiuntamente dall’Assessorato alla Solidarietà sociale e alle Politiche giovanili e dall’Assessorato all’Identità culturale del Comune di Agropoli. Ad essere impegnati saranno 20 allievi della scuola agropolese che, a maggio, al termine della loro esperienza proporranno lo spettacolo al Teatro Augusteo di Salerno.

«Si tratta – commenta l’Assessore alla Solidarietà sociale, Angelo Coccaro – di un’esperienza di rilevanza sul piano delle buone pratiche che parla a chi è tendenzialmente ai margini della trasmissione dei saperi e che intende sperimentare l’inclusione sociale attraverso forme comunicative altre».

Il progetto si rivolge agli studenti delle scuole medie inferiore e superiore e consiste nella realizzazione di attività di “teatro terapia” tendente a contrastare il fenomeno della dispersione scolastica, demotivazione ed analfabetismo, ai giovani diversamente abili per contribuire alla risoluzione delle problematiche relazionali e dell’identità ed ai giovani in condizioni di disagio provenienti da realtà disgregate, per offrire uno spazio di creazione e ricostruzione di potenzialità ignorate.

«L’obiettivo più importante del progetto – afferma l’Assessore all’Identità culturale, Franco Crispino – è coinvolgere sempre più competenze nell’ambito delle arti-terapie per proporre un modello di intervento unico che abbia come strumento l’arte e l’educazione al fine di poter dare un contributo al risanamento qualitativo, umano e creativo dei giovani».

Attraverso le tecniche proprie del teatro, quali la respirazione, dizione, espressione corporea, facciale, improvvisazione, contatto con il vissuto emotivo, esercizi di teatro-terapia, gli allievi saranno guidati verso la realizzazione di uno spettacolo che sarà frutto di personali scelte, idee, riguardanti un tema di attualità vicino ai giovani. Preparazione tecnica, scrittura del copione, messa in scena, sono queste le fasi attraverso le quali gli studenti affronteranno un percorso socio-artistico che ha inizio in questo mese per poi terminare nel mese di maggio con la presentazione dello spettacolo nell’ambito della Rassegna socio-creativa dei Giovani Fautori che si terrà dal 20 al 23 maggio presso il teatro Augusteo di Salerno.





Storie – AGROPOLI ANNO MILLE di Catello Nastro

7 02 2008

AGROPOLI ANNO MILLE

 

Il Medioevo nei paesi piccoli del Cilento ed in particolare modo in quelli dell’entroterra cilentano acquistava caratteristiche più accentuate proprio per la distanza che esisteva tra in paese e l’altra ed anche per la difficoltà delle comunicazioni.

Agropoli, pur essendo situata vicino al mare, non ne traeva assolutamente vantaggio perchè tutti quelli che venivano nel paese certamente non venivano con intenzioni pacifiche.

Basti pensare ai Saraceni che arrivarono dal mare e saccheggiarono più volte la città fino a quando, nell’anno 882 dopo Cristo si stabilirono addirittura nel castello e per alcuni decenni dettarono legge nel territorio.

Gli abitanti del posto, quindi, non sempre vedevano di buon occhio coloro che arrivavano dal mare e non appena scorgevano dalla torre di San Marco o dalle torrette del castello una barca non conosciuta, correvano a prendere le armi e rinchiudersi nel castello per opporre una eventuale resistenza.

In questi anni i paesi del Cilento assistettero all’arrivo del primi monaci basiliani che in verità furono molto utili al territorio: fondarono vari eremi in molti paesi attorno ai quali si costituirono alcuni centri che dopo secoli sono diventate delle vere e proprie cittadine

Costruirono, naturalmente con l’aiuto della popolazione del posti delle chiese bellissime ed artisti locali oltre che quelli venuti da fuori le adornarono con interessanti affreschi e stupende statue di Santi.

Mentre l’arrivo di questi monaci fu un fatto positivo per i nostri paesi, subito si verificò un fatto negativo: accanto a costoro arrivarono nelle nostre contrade dei malfattori che per sfuggire alla giustizia terrena nel loro paese, indossarono il saio e vennero a stabilirsi quì da noi.

Naturalmente fino a quando si comportarono bene furono bene accetti dalla popolazione, ma quando incominciarono a compiere della azioni non veramente caritatevoli, attirarono su di loro le ire del rozzo ma onesto popolo cilentano e subirono subito le tristi conseguenze dei loro misfatti.

Fra Cordone e frà Brachetta erano due di questi malfattori.

Non appena arrivarono ad Agropoli incominciarono a pregare come facevano tutti quanti gli altri monaci.

D’altro canto essendo stranieri molto spesso recitavano le preghiere nella loro lingua.

Naturalmente non conoscevano il latino e quindi predicavano in un frammisto di lingue strane che tanto gli abitanti del popolo non potevano contrastarli perchè appunto essi non conoscevano questo parlare.

Le chiese erano affollate ed ogni mattina, prima di andare a lavorare nei campi, tutta la gente del paese andava in chiesa per pregare assieme ai due falsi monaci affinchè il paese fosse sempre libero dalla presenza di cattivi soggetti.

Ma essi non sapevano che i cattivi soggetti li avevano in casa sotto false spoglie.

Fra Cordone, che era brutto come il diavolo, si era invaghito della moglie di Mastro Giacchino il porcaro, detto anche Sanapurcelle.

Egli non la perdeva un attimo di vista, voleva che lei si confessasse almeno due o tre volte la settimana e durante la confessione cercava di sapere il più possibile della vita coniugale della prosperosa moglie del Sanapurcelle di quello che il marito le faceva e di quello che lei faceva al marito.

- Se non ti purifichi con la confessione sarai destinata alle pene eterne dellinferno, dove si soffre in mezzo al fuoco o in mezzo ai ghiacci come quelli che vedi sul Montestella nei mesi invernali. Tu devi ascoltare solo la voce del tuo confessore e fare tutto quello che lui ti dirà. Ma ricordati che non devi fare parola alcuna col tuo consorte altrimenti attirerai su di te l’ira celeste, la rogna invaderà il tuo corpo e tu diventerai come un’appestata, piena di bubboni e nessuno al paese vorrà più avere contatti con te. Tutti ti allontaneranno e tu sarai costretta a vivere come una bestia in mezzo alla campagna di Trentova o sul Colle S.Marco lontano dai tuoi cari e dal paese tutto. Ascolta donna, non confidare a tuo marito

quello che io ho detto. Ora va in pace e ricordati di tornare da me domani sera sul tardi. –

La donna si ritirò a casa sua e pensò di confidarsi con la suocera e questa a sua volta si confidò col figlio, cioè il marito della donna che faceva il porcaro ed il Sanapurcelle.

  • Domeneddio Benedetto! Che tipo di frate mandasti in esto loco. Un frate porco più porco dei miei porci. Ma io giuro che se esso avrà comportamenti da porco come tale lo tratterrò. –

La sera seguente la donna si recò presso il frate per espiare i suoi peccati, ma fra’ Cordone invece di pregare, cercò di approfittare della ingenua donna che pur avendo paura delle ire celesti e di andare a soffrire le pene dell’ inferno, pur tuttavia non voleva soggiacere col falso e sporcaccione monaco.

Un urlo si alzò al cielo nel mentre fra’ Cordone cercava di fare violenza alla moglie del porcaro.

Questi che stava nascosto dietro una porta assieme ai suoi tre fratelli, porcari pure loro, non appena videro che il falso monaco voleva fare le porcherie con la moglie del porcaro che era anche loro cognata, lo presero e lo trascinarono su di un grosso tavolaccio.

Il porcaro caccio fuori dal fodero che portava sempre alla cintola il coltello che serviva alle sue operazioni sui porci e dopo che i fratelli denudarono il falso monaco egli si apprestò ad eseguire la solita operazione.

Era la prima volta che la compiva su un essere umano: ma tanto per lui era la stessa cosa.

Porco era il maiale e porco era pure il malfattore travestito da frate.

Il suo degno compare, fra’ Brachetta, porco pure lui, il giorno dopo, non appena seppe la notizia che il suo socio era stato evirato, scappò di corsa facendo perdere le sue traccie.

Fra Cordone, invece, restò al paese.

Tanto non poteva più insidiare le donne del paese, non poteva fare più porcherie.

Venne assunto dal Sanapurcelle che lo nominò anche suo assistente e se lo prese a vivere sotto il suo tetto, naturalmente dentro la stalla.

Oramai il falso monaco non poteva più nuocere a nessuno; finì la sua carriera di frate ed incominciò quella di chirurgo.

Imparò a fare l’operazione a sue spese.

Aveva deposto il saio ed aveva indossato gli abiti civili.

Ma per rispetto tutti gli abitanti del paese lo chiamarono sempre frate: ma non più fra’ Cordone, ma solo fra’ Sceppullo.

Questa è una storia dell’anno mille nel nostro Cilento.

I personaggi e gli interpreti sono puramente casuali, ma il fenomeno dei falsi monaci perdurò per alcuni anni e quasi tutti fecero una brutta fine!!!

Catello Nastro www.catellonastro.it





Agropoli – Storie Poesie e Racconti

7 02 2008

 

Abbiamo Aperto la Sezione Storie Poesie e Racconti

 

se volete mandarci una Poesia o un racconto su

Agropoli e il Cilento speditela via email a

feli79@alice.it 

la pubblicheremo al più presto





Agropoli Delitto Pecora, in tre davanti al gip

7 02 2008
davide pecora agropoli
Agropoli, slitta al 20 Febbraio l’abbreviato per l’omicidio del benzinaio
AGROPOLI. E’ stata rinviata al 20 febbraio l’uudienza del processo con in rito abbreviato per i tre giovani di Agropoli sui quali pende l’accusa pesantissima di omicidio. L’udienza avrebbe dovuto tenersi ieri al tribuna di Vallo della Lucania. II giudizio abbreviato, chiesto dai legali dei tre giovani, eviterà di andare alla fase dibattimentale e la decisione del giudice sarà presa nella stessa udienza preliminare.
Altre due settimane di attesa, dunque, per i protagonisti di quella vicenda che il7 Luglio del 2007 sconvolse la comunità di Agropoli. Dall’omicidio di Davide Pecora sono passati sette mesi ma nella cittadina il ricordo del benzinaio e ancora vivo. In carcere per quel delitto sano finiti Antonio De Rosa, considerato il basista, Pasquale Giordano, che avrebbe materialmente esploso il colpo, e Maurizio Corradino, che sarebbe stato alla guida del motorino utilizzato per la rapina finita nel sangue.
Nel corso di questi mesi sia De Rosa che Giordano hanno presentato istanza di scarcerazione che, però. sono state respinte. Come e stato respinta dal tribunale del Riesame di Salerno la richiesta di domiciliari per De Rosa. avanzata dal suo legale, l”avvocato Armando Franco. Tutti e tre i ragazzi indagati, quindi. sono ancora detenuti nel carcere di Fuorni.
Il delitto avvenne durante un tentativo di rapina ai danni dell’impianto di distribuzione di carburante Ip che si trova sulla strada per Castellabate, a pochi metri dallo svincolo Agropoli sud della Variante alla Statale 18. Ad Agropoli, dove la vittima era molto conosciuta e stimata, la gente ancora non ha perdonato quanta avvenuto quella sera di luglio. A chiedere perdono la famiglia del benzinaio e stato più volte, in questi mesi, nelle sue lettere dal care ere, l’autore materiale dell’omicidio, Pasquale Giordano. «Se non voleva uccidere non doveva caricare il fucile. Ci e comparso davanti all’improvviso, pochi attimi ha caricato l’arma e ha sparato», ha dichiarato qualche tempo fa Maria Pecora, la figlia della vittima, che quel giorno era insieme con il padre nella guardiola della stazione di servizio.
Un solo colpo sparato da un fucile all’indirizzo del benzinaio in pieno petto. Davide Pecora, che aveva 64 anni. fu colpito da un proiettile a carica multipla a pallini che gli trapassa lo sterno raggiungendo il cuore e il polmone sinistro. A seguito delle gravissime ferite roportate, il benzinaio agropolese spiro dopo pochi minuti tra le braccia della figlia.
A poche ore di distanza dalla rapina, le prime manette scattarono ai polsi di De Rosa. Nell’area di pochissimo tempo, i carabinieri della compagnia di Agropoli riuscirono a ricostruire l’intero quadro, appurando non solo l’identità dello sparatore, ma anche le complicità di cui aveva goduto. E cosi, nei giorni successivi, finirono in manette anche Maurizio Corradino e Pasquale Giordano.
Angela Sabetta – Il Giornale







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